lunedì 9 novembre 2009

L'Italia pullula di Lager (C.I.E ex CPT)


GUIDA COME VEDERE I FILM OLTRE I 70 MINUTI

C.I.E. ex C.P.T.- Luoghi di repressione e di annullamento fisico dell'essere umano

MareNostrum Film inchiesta sui CPT

Mare nostrum” e' un film-inchiesta che rende evidente alcuni aspetti dell'incostituzionalita' della legge sull'immigrazione (la 189 del 30 luglio 2002) detta Bossi-Fini-Mantovano. Alcune immagini di questo film hanno permesso alla magistratura salentina di istruire un processo contro i gestori di un "Centro di permanenza temporanea" gestito dalla Curia arcivescovile di Lecce, la Fondazione "Regina pacis". La durata della versione italiana e' di 59 minuti. Si tratta di un progetto completamente autoprodotto, realizzato con diverse tecnologie digitali nell'arco di oltre cinque anni e costato oltre 25 mila euro. Realizzato e prodotto da Stefano Mencherini, che firma dopo Dante D'Aurelio anche la fotografia (il montaggio e' di Leida Napoles e Mario Chavarria), il documentario e' un viaggio in presa diretta nell'Italia dei diritti negati agli stranieri. Download video

Centri di Identificazione ed Espulsione

CPT [1], acronimo di Centri di Permanenza Temporanea, è uno spazio fisico chiuso in cui vengono trattenuti con la forza gli immigrati irregolari nell’attesa di essere espulsi. Attualmente la nuova denominazione che hanno assunto tali centri è CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) [2], anche se tutti continuano a chiamarli CPT.


La normativa

I CPT nascono in seguito all’adozione di politiche migratorie in sede comunitaria, ratificate con l’accordo di Schengen (1995). Tuttavia già da qualche anno prima le politiche nazionali avevano cercato, attraverso misure via via più restrittive, di regolamentare i flussi migratori.

La prima legge italiana che disciplina il fenomeno migratorio è la

n°943 del 1986: riconosce il diritto al ricongiungimento familiare

e introduce il concetto di sanatoria. La successiva legge Martelli(n°39 del 1990) è invece il primo tentativo di regolamentazione e programmazione dei flussi migratori, che però non prevede alcuna misura di integrazione. La “Martelli” introduce per la prima volta il concetto di espulsione: la Prefettura dispone l’espulsione del migrante, il quale ha 15 giorni di tempo per lasciare la penisola, a meno che non debba essere accompagnato direttamente alla frontiera per problemi di ordine pubblico.

Dopo l’incredibile flusso migratorio di albanesi verso l’italia (1991), nel 1995 il “decreto Dini” (decreto legislativo 498, che però verrà lasciato cadere e non verrà convertito in legge) prevede che il Ministero dell’Interno possa individuare edifici e strutture in cui rinchiudere i migranti sottoposti all’obbligo di dimora.


La “Turco-Napolitano”

Nel 1998 viene approvata dal governo di centrosinistra la legge Turco-Napolitano (n°40 del 1998) che istituisce i CPT. Questa legge diminuisce la possibilità di espulsione, aumentando per contro quelle di accompagnamento alla frontiera. Ciò può avvenire per disposizione del Ministero dell’Interno, per ordine pubblico o per la “sicurezza dello Stato” e per disposizione del Prefetto, nel caso in cui allo straniero sia già stato intimato di lasciare l’italia e lui non abbia adempiuto, ma anche se lo straniero non è in possesso di alcun documento valido o se si ritenesse che lo stesso possa sottrarsi all’esecuzione dell’espulsione. In questo caso egli potrà essere “trattenuto” [3] (leggasi detenuto) presso il CPT più vicino, “per il tempo strettamente necessario” ad eseguirne l’espulsione (in molti casi trattasi di vere e proprie deportazioni forzate). Resta ugualmente l’ordine di lasciare il territorio senza accompagnamento alla frontiera nel caso in cui lo straniero sia alla sua prima espulsione o anche se, pur avendo un documento valido, si ritenga che il migrante non abbia avuto un buon inserimento sociale. E’ da rilevare che la stessa legge introduce la carta di soggiorno per immigranti presenti in Italia da 5 anni, vengono facilitati i ricongiungimenti familiari, introdotto l’istituto dello sponsor, sviluppate delle forme di garanzia sulle condizioni di lavoro e sulle loro prestazioni previdenziali.


La “Bossi-Fini”

Nel luglio 2002 il governo di centro destra approva la cosiddetta “Bossi-Fini” (legge n°189). Questa legge, nettamente peggiorativa della precedente, riduce le possibilità di entrare regolarmente in Italia, rende molto difficoltoso il ricongiungimento familiare e lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro. In pratica la “Bossi-Fini” sembra voler produrre appositamente clandestinità e quindi docile manodopera, facilmente ricattabile, per gli imprenditori italiani. Secondo tale legge il trattenimento nei CPTdovrebbe durare 30 giorni più altri eventuali 30 giorni di proroga (nella realtà quei 30 giorni di eventuale proroga divengono la regola e non l’eccezione). Se entro quei 60 giorni il detenuto non viene rimpatriato, è rilasciato con l’obbligo di lasciare il paese ma se non lo fa entro 5 giorni scatta il reato di clandestinità e l’arresto. La Bossi-Fini supera i centri di accoglienza (CDA), pensati come aperti e istituiti dalla “legge Puglia” del 1995, di fatto sostituendoli con “centri chiusi” denominati CdI (Centri di Identificazione), in cui vengono trattenuti i richiedenti asilo politico [4].


”Nuovi” centri per immigrati: CARA e CIE

Con il DPR 303/2004 - D.Lgs. 28/1/2008 n°25, il governo Prodi ha istituito i CARA (Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo). Sussessivamente l’ennesimo e ultimo governo Berlusconi, inserendo varie normative nel mezzo delle infinte “leggi sicuritarie” (decreto legge 23 maggio 2008, n. 92), ha sostituito la denominazione CPT con l’acronimo CIE (Centri di Identificazione e di Espulsione), l’aggravante di clandestinità per gli irregolari che compiono reati e militarizzato i CPT con l’utilizzo dell’esercito avente il compito di presidiare questi siti.


CPT\CIE:
cosa sono e dove sono

Dalle sbarre dei CPT scappare è un diritto. Abbattere questi campi è la prima urgenza [...] verrà una generazione che sputerà in faccia ai persecutori di oppressi ed esalterà i pochi nomi di italiani da salvare dal macero (Erri De Luca).

L’istituzione dei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) supera le distinzioni, spesso solo formali, tra CPT e CdI (Centri di Identificazione). I centri attualmente si configurano sempre più come entità “polifunzionali”, assolventi, in maniera distinta, sia le funzioni di CPT che di CdI.


Cosa sono

Secondo la legge il CPT ideale dovrebbe essere recintato da un muro di 3 metri e sormontato da una rete metallica, dovrebbe essere sorvegliato da telecamere e dotato di impianto di illuminazione. All’interno dovrebbero essere presenti 3 zone distinte: un ingresso, un centro direzionale e una zona di intrattenimento “ospiti”.

Quali tipologie di persone possono essere “trattenute” nei CPT?

  • I richiedenti asilo che hanno presentato domanda dopo decreto di espulsione o comunque in attesa dell’esito del ricorso [5].
  • I migranti senza permesso di soggiorno o col permesso di soggiorno scaduto.
  • I migranti ritenuti pericolosi, quelli appena uscita dal carcere e quindi non in possesso del permesso e anche quelli che, secondo, l’autorità, presumibilmente non lasceranno l’Italia anche se sottoposti ad espulsione.
  • I migranti condannati ad una certa pena e a cui è stata aggiunta anche l’espulsione.

Chi non può essere espulso?

  • I minori.
  • Le donne incinte (o con bimbo di età inferiore a 6 mesi) e il convivente.
  • Chi coabita con convivente o parente stretto che ha appena ottenuto la cittadinanza italiana.
  • Migranti che, seppur senza documenti, si presume rispetteranno le ordinanze di espulsione.


Dove sono

Attualmente sono in funzione 10 CIE (ex-CPT):

·Bari-Palese - , area aeroportuale – 196 posti. Ente gestore: Croce Rossa Italiana

·Bologna -, Caserma Chiarini – 95 posti. Ente gestore: Confraternita della Misericordia

Brindisi, Contrada Restinco, 180 posti

·Caltanissetta -, Contrada Pian del Lago – 96 posti. Ente gestore: Cooperativa Albatros

·Catanzaro, Lamezia Terme - 75 posti. Ente gestore: Cooperativa “malgrado Tutto”

Foggia borgo ezzanone, 220 posti

·Gorizia - Gradisca d’Isonzo – 252 posti. Ente gestore: Consorzio Connecting People

·Milano - Via Corelli – 112 posti 140. Ente gestore: Croce Rossa Italiana

·Modena -, Località Sant’Anna – 60 posti. Ente gestore: Cooperativa Albatros

Ragusa,ex stabilimento Sonicem 60 posti

·Roma -, Ponte Galeria –

300 posti. Ente gestore: Croce Rossa Italiana

·Torino - Corso Brunelleschi – 96 posti. Ente gestore: Croce Rossa Italiana

·Trapani -, Serraino Vulpitta – 57 posti. Ente gestore: Cooperativa Albatros


CDA e CARA

Ufficialmente oltre ai CPT\CIE esistono altre due tipologie di strutturate atte al “trattenimento” dei migranti. Seppur aventi funzioni diverse non è difficile immaginare una confusione tra le varie tipologie di strutture, anche perché la stessa struttura può avere una doppia o tripla funzione, dipendente in primo luogo dalla vaghezza con cui vengono definiti:


1) CDA. Il Ministero degli Interni definisce i CDA come delle “strutture destinate a garantire un primo soccorso allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L’accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario [6] per stabilire l'identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l'allontanamento”.

Dove sono:

·Agrigento, Lampedusa – 804 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza)

·Bari Palese - area areoportuale – 744 posti

·Brindisi, Restinco– 180 posti

·Cagliari, Elmas – 200 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza). Ente gestore: Consorzio Connecting People

·Caltanissetta, Contrada Pian del Lago – 360 posti

·Crotone, località Sant’Anna – 1202 posti

·Foggia, Borgo Mezzanone – 342 posti

·Gorizia, Gradisca d’Isonzo – 112 posti

·Siracusa, Cassibile – 200 posti

·Trapani, Pantelleria – 25 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza)


2) CARA. Per il Ministero i CARA “sono strutture nelle quali viene inviato e ospitato per un periodo variabile di 20 o 35 giorni lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera, per consentire l’identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato”.

Dove sono:

·Caltanissetta - Contrada Pian del Lago – 96 posti

·Crotone, località Sant’Anna – 256 posti

·Foggia, Borgo Mezzanone – 198 posti

·Gorizia, Gradisca d’Isonzo – 150 posti

·Milano, via Corelli - 20 posti

·Trapani, Salina Grande - 260 posti

Con decreto del ministro dell’Interno vengono utilizzati per le finalità dei Centri di accoglienza per richiedenti asilo anche i CDA di Bari e Siracusa.


Problemi gestionali

Buona parte dei CPT\CIE vengono gestiti dalla Croce Rossa Italiana, altri dalla Confraternita della Misericordia, altri ancora da cooperative come la Cooperativa Albatros, il Consorzio Connecting People ecc.

Il meccanismo dell’appalto fa sì che la gestione venga assegnata agli enti che chiedono meno denaro, anche se ciò non significa miglior gestione. Come hanno fatto rivelato diversi rapporti stilati da Amnesty International e Medici senza Frontiere, nei CPT sono state numerosissime le irregolarità amministrative, strutturali e gestionali che hanno comportato numerose violazioni dei più elementari diritti umani (mancanza di informazioni legali, cibo scadente, violenze, mancata assistenza medica, provocazioni, abuso di psicofarmaci, mancato rispetto delle culture\religioni, mancato rispetto della legalità (trattenimento di minori, donne incinte, persone con permesso di soggiorno in regola, mancata informazione legale o deliberata disinformazione ecc.)ecc.. Più volte, organizzazioni varie e attivisti antirazzisti hanno denunciato numerosi casi di violenza ad opera delle forze dell’ordine, spesso protetti o non denunciati dagli stessi enti gestori ([1], [2], [3]), determinando la chiusura del CPT di San Foca ([4]), quello di Agrigento e il CdI di Otranto.

Gli enti gestori devono garantire l’amministrazione (registrazione ospiti e visitatori, relazioni al Ministero, custodia ed effetti personali…) e un’assistenza generica (mediazione culturale e linguistica, rapporti con le istituzioni, assistenza sociale e psicologica ecc.). Ma poiché è difficile, se non impossibile - per le ONG, politici, antirazzisti, giornalisti ecc.- poter entrare all’interno dei CPT e verificare il rispetto di queste norme, risulta chiaro che frequentemente questi servizi sono carenti o del tutto assenti, contribuendo a gettare più di un’ombra oscura sulle cosiddette democrazie occidentali.


Il ruolo della Croce Rossa Italiana

La CRI italiana gestisce molti CPT\CIE: il guadagno che ne sovviene all’organizzazione “umanitaria” [7], la complicità nella detenzione di individui che nulla hanno fatto, se non al limite aver compiuto un reato amministrativo, la complicità con le forze di polizia, l’abuso di psicofarmaci come mezzi di contenzione dei migranti più “caldi” [8] [9], mettono fortemente in dubbio l'"umanitarietà" delle loro azioni, svelando l'intima complicità con le istituzioni.

Vedi anche: Dossier sulla CRI


TestimonanzieVideo (CRI e CPT)


Un collage di testimonianze audio di alcuni reclusi in diversi lager italiani riguardo al ruolo della Croce Rossa italiana all'interno dei Centri di identificazione ed Espulsione per stranieri senza documenti. Una presentazione su
Macerie



Video Mamifestazioni di protesta


TRAPANI - PRESIDIO AL VULPITTA


Il coordinamento per la Pace e gli anarchici del FAI svolgono un presidio davanti al CIE (ex-CPT) del Vulpitta il 28 dicembre 2008, nono anniversario della strage, per chiederne la chiusura. Gli immigrati da dietro le sbarre denunciano le loro condizioni.

Bologna: Corteo NO CPT scontri con la polizia

Corteo a Bologna contro i CPT. I manifestanti vengono a contatto con la polizia che blocca il passaggio verso il CPT. Parte una dura carica.


Milano:
pestaggio e sciopero al CPT di via Corelli

5 aprile 2009 Da Radiocane.
Intorno alle 22,30 di oggi i detenuti del lager di via Corelli a Milano si sono ribellati alle condizioni di vita e alle terribili privazioni a cui sono forzatamente sottoposti salendo in massa sui tetti dei gabbiotti nei quali sono rinchiusi.
In diretta, mentre un testimone denuncia i continui pestaggi e i soprusi delle guardie che avvengono quotidianamente all'interno del lager e le condizioni di vita, la polizia picchia di nuovo senza nessun motivo i reclusi con bastoni e fucili ferendo alcune persone.
Ascoltate, ascoltate bene.
Poi date retta ai vostri nervi, al vostro cuore e alla vostra voglia di libertà.
articolo tratto da
Macerie


Cpt di corso Brunelleschi a Torino

L’appello video trasmesso clandestinamente da dentro il Cpt di corso Brunelleschi a Torino e caricato su Youtube è stato visto da oltre 1200 persone in tre giorni. Da Macerie


REPORTAGE DAL CIE DI TORINO

Viaggio tra i migranti che attendono di conoscere il loro destino


Documentario Video


Come un Uomo Sulla terra

Per la prima volta in un film, la voce diretta dei migranti africani sui crimini della polizia libica. Un film di R. Biadene, A. Segre e D. Yimer. Una produzione Asinitas Onlus in collaborazione con ZaLab. Anteprima al Milano Film Festival il 16 settembre 2008 e a Roma il 23 settembre.“Come un uomo sulla terra” è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria quasi impossibile di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste.







Voci correlate



Collegamenti esterni




Note

  1. 1. Il nome completo sarebbe CPTA, ovvero Centri di Permanenza Temporanea e di Assistenza, ma quella A non è mai stata considerata e citata. Il paradosso del termine CPT sta nel fatto che il termine “permanenza” indicherebbe una certa stabilità, mentre “temporanea”, al contrario, indicherebbe uno stato di precarietà. Quindi, come si può essere stabili e precari allo stesso tempo? Non a caso Marco Rovelli, in Lager Italiani, gli ha definiti un "non-luogo".

  2. 2. "La nuova denominazione trova giustificazione nel clima xenofobo ed emergenziale oggi imperante in Italia. In questa maniera il governo Berlusconi intende trasmettere l’idea che d’ora in poi i migranti saranno trattati alla stregua di criminali, quindi non potranno che essere identificati ed espulsi. In realtà, oggi come ieri, i CPT\CIE assolvono alla medesima funzione repressiva; il cambio del nome indica solo che oggi la repressione può e deve essere mostrata ed enfatizzata, perché genera consenso alla classe politica che attua tali misure".

  3. 3. E' interessante rilevare come il linguaggio legislativo si nutra di eufemismi paradossali come “trattenere, “ospiti” ecc. Questo linguaggio, per assurdo, anziché celare, svela la sua vera natura: “i paradossali eufemismi, piuttosto che nascondere la realtà sembrano mostrarla in tutta la sua evidenza” (Marco Rovelli, Lager Italiani, pag 194).

  4. 4. Il diritto internazionale prevede il trattenimento del richiedente asilo come un fatto eccezionale, ma la Bossi-Fini lo ha trasformato nella regola.

  5. 5. I migranti hanno la possibilità di ricorrere in appello contro l’espulsione, ma ciò non blocca il decreto di espulsione. Paradossalmente potrebbe essere riconosciuto il diritto di asilo dopo che il migrante è stato già rimpatriato con la forza.

  6. 6. Notare la vaghezza dell’affermazione.

  7. 7. Nel 2004, la Croce Rossa Italiana ha introitato le seguenti cifre per gestire i Cpt qui elencati: Euro 4.212.136,50, all’anno, esclusa la convenzione pasti, per il Cpt di Bologna; Euro 5.822.880,00, esclusa la convenzione pasti, per il Cpt di Ponte Galeria, Roma; Euro 7.246.932,00 per il Cpt di Corelli, Milano; Euro 3.910.200,00, per il Cpt di Torino.

  8. 8. <<... una volta si sciopera perché quando si mangia viene sonno, cosa può essere se non il sedativo che mettono dentro il cibo? Già in infermeria le gocce si danno a valanga, vai dal medico, gli dici “ho il mal di testa”. “Prendi le gocce” ti dice. Così tutti mettono il mangiare fuori dalla sezione... ”non vogliamo mangiare questa roba” [...] arriva uno della CRI, “è normale - dice - anch’io quando mangio mi viene sonno”. Ci sarebbe da ridere. “Scusa - gli dice Samir - non è mica la prima volta nella vita che mangiamo, prima di entrare qui dentro mangiavo e non mi veniva sonno...”>>. (Testimonianze da Lager Italiani)”

9. Sulla Morte di Hassan

mercoledì 4 novembre 2009

Film denuncia: Sgomberi CentriSociali



Percorsi e Ripercorsi di Ordinaria Repressione


VideoCollage: Sgomberi CentriSociali
Guarda Film

Download Film

Percorsi e ripercorsi di ordinaria repressione popolare
Il video tratta gli sgomberi subiti dai CentriSociali su tutto il territorio nazionale.Spazi sociali occupati autogestiti ed autofinanziati, luoghi in cui centinaia di persone portano avanti discorsi e pratiche realmente alternative di critica radicale a questo sistema autoritario,razzista e sessista.
Si rende evidente nelle immagini che si tratta di un unica regia che ha tracciato la dissidenza a livello nazionale e pianificato la repressione .
Le idee non riusciranno mai a sgomberarle.
Ovunque, ogni sgombero sarà una barricata!
video collage (A)utoprodotto

Socialab "BimbeSquatters"


Links di riferimento:

domenica 25 ottobre 2009

Morire di Carcere


Perchè di carcere non si può morire e per una pianta d’erba in carcere non ci si deve finire.



La ballata delle nuvole-di Christian Brogi 2007





CARCERE E' MORTE

Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, episodi di overdose. Il proibizionismo killer fa la sua parte.



Monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di gennaio registra sette nuovi casi: 3 suicidi, 2 morti per cause da accertare, 1 omicidio e 1 morte per overdose




Monitoraggio sulle “morti di carcere”, nel mese di marzo registra 12 nuovi casi: 10 suicidi, 1 morte per malattia e 1 per cause da accertare.

“Morire di carcere”: dossier marzo 2009





Monitoraggio sulle “morti di carcere”, nel mese di aprile registra 6 nuovi casi: 5 suicidi e 1 decesso per cause da accertare
“Morire di carcere”: dossier aprile 2009



Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di maggio registra 8 nuovi casi: 5 suicidio, 2 decessi per cause da accertare e 1 per malattia
Morire di carcere”: dossier maggio 2009



Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di giugno registra 11 nuovi casi: 6 suicidi, 3 decessi per malattia e 2 per cause da accertare.
Morire di carcere”: dossier giugno 2009



Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di luglio registra 9 nuovi casi: 6 suicidi e 3 morti per cause ancora da accertare.
“Morire di carcere”: dossier luglio 2009



Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di agosto registra 8 nuovi casi: 3 suicidi, 3 morti per malattia e 2 per cause ancora da accertare.
“Morire di carcere”: dossier agosto 2009




Continua il monitoraggio sulle “morti di carcere”, che nel mese di settembre registra 12 nuovi casi: 8 suicidi, 3 morti per malattia e 1 per cause ancora da accertare
“Morire di carcere”: dossier settembre 2009



La ballata di Pinelli


Storie di Ordinaria Repressione

Video accadimenti succedutosi negli ultimi anni e denunciati con forza dove si rende evidente che la legge proibizionista sulle droghe praticamente ha svolto una funzione di Killer. Si inzia dall'ultimo accaduto pochi giorni fa a Roma nel carcere di Regina Coeli. Racconti e testimonianze ricostruiscono il filo della repressione che parte in ordine cronologico dai casi di Livorno (Marcello Lonzi) e di Ferrara (Federico Aldrovandi) fino ad arrivare all'ottobre Umbro caratterizzato dalla morte in carcere di Aldo Bianzino ed il caso di Manuel Eliantonio deceduto nel carcere di marassi (Genova) Stefano Frapporti di Rovereto e Riccardo Rasman di Trieste e Francesco Mastrogiovanni morto legato su un letto di contenimento in un ospedale psichiatrico in provincia di Salerno ancora la morte di un romeno, Sorin Calin anni 24,nella caserma dei carabinieri di Pistoia,il 14 giugno 2008 nel reparto psichiatria dell'ospedale di Circolo di Varese tocca a Giuseppe Uva, in stretta sequenza cronologica Niki Aprile Gatti ucciso nel carcere di sollicciano il 24 giungo 2008 , fino all'ottobre 2009 con la morte a Roma di Stefano Cucchi.


Vittime di Ordinaria SoppressionE

Si chiamava Francesco Mastrogiovanni, anarchico, è stato assassinato il 4 agosto 2009 in una delle sezioni più violente e criminali delle istituzioni totali di controllo: in un ospedale psichiatrico in provincia di Salerno (San Luca di Vallo della Lucania), trovato con profonde ferite ai polsi e alle caviglie che secondo i periti sarebbero state provocate da una legatura prolungata con legacci di plastica rigida o fil di ferro.
Antipsichiatria

Francesco Mastrogiovanni. (Parla L'avvocato)


Tributo a Franco Mastrogiovanni
Morto il 14 giugno 2008 all'età di 43 anni nel reparto di Psichiatria dell'Ospedale di Circolo per cause non ancora note.Questa volta, per Giuseppe Uva di Varese, non c'è neppure la consueta giustificazione: "Era un tossico, uno spacciatore, se l'è cercata". Giuseppe non era né uno, né l'altro.
Intervista alle sorelle di Giuseppe Uva e all'amico Alberto

Giuseppe Uva-Vittima di Stato



VideoArte contro la contenzione e l'isolamento
Sulle frasi delle poesie di Giorgio Antonucci (collaboratore di Franco Basaglia nello smantellamento dei manicomi) Christian Brogi ha trasposto in video il dramma di chi è sottoposto a ricoveri coatti e isolato dal mondo sia per la squalifica individuale che l'etichetta crea, sia per l'azione sedante degli psicofarmaci.
Realizzato in agosto 2008 e donato al pubblico dominio.

La tortura del silenzio
(videoarte/cortometraggio)




Troppi misteri per una morte che al momento non ha spiegazioni, quella di un ragazzo rumeno di 24 anni, Sorin Calin, arrivato cadavere all'ospedale di Pistoia dopo essere stato arrestato la scorsa notte dai carabinieri di Montecatini Terme con l'accusa di avere aggredito l'ex fidanzata. Una volta in caserma, sempre secondo la ricostruzione dei carabinieri, il romeno aveva continuato a dare in escandescenze, sbattendo più volte la testa nel muro. Di qui la prima chiamata al 118, con i sanitari che hanno somministrato al romeno un calmante e hanno atteso più di un'ora che si addormentasse. Più tardi una nuova chiamata al 118, motivata dai carabinieri con il fatto che avevano cercato inutilmente di svegliare il giovane. A quel punto i sanitari, accortisi della gravità della situazione, hanno trasportato Calin all'ospedale di Pistoia, dove però è arrivato già cadavere.Il suo corpo non è stato reclamato da nessun parente.Quasi nessuno sentirà parlare di Sorin Calin e degli altri uccisi dallo stato, soprattutto finchè le loro morti resteranno relegate nei trafiletti di cronaca locale o nei comparti stagni della controinformazione.
In rete non risultano alcune immagini nè video nè foto




Vittime Innocenti del ProibizionismO


ottobre 2009: Si chiamava Stefano Cucchi 31 anni arrestato a Roma per il possesso di 20 grammi di sostanza stupefacente, muore dopo una settimana. La sorella denuncia: è irriconoscibile, pieno di lividi.
Foto dell’autopsia [1] [2] [3] [4] [5] (visione sconsigliata ai deboli)
Il proibizionismo Killer (parla la sorella)




Si chiamava Manuel Eliantonio aveva appena compiuto 22 anni il giorno che è stato dichiarato morto, nel carcere di Marassi a Genova,per «dinamica non definita e patologia non identificata» dal medico del carcere. Dal giorno dopo la stampa nazionale racconta di un tossicodipendente deceduto in carcere dopo un’intossicazione da gas butano, sostanza spesso usata dai detenuti per stordirsi, in assenza di altre droghe.



25 settembre 2005- Si chiamava Federico Aldrovandi aveva 18 anni, li aveva compiuti il 17 luglio viveva a Ferrara ammazzato di botte da quattro agenti di Polizia.Due manganelli spezzati sul corpo di un ragazzo di 18 anni.

Si chiamava Stefano Frapporti aveva 48 anni viveva a Rovereto fermato da due agenti in borghese gli contestano 35 gr. di hashish arriva in caserma vivo ma muore in carcere. Nel video parla la sorella Ida.
Si chiamava Aldo Bianzino un falegname che non faceva politica, 44 anni, viene trovato morto domenica 14 ottobre, nella sua cella di isolamento all’interno del carcere di Capanne a Perugia viene arrestato venerdì 12 ottobre a Pietralunga, nella sua casa di campagna vicino Città di Castello, per coltivazione e detenzione di canapa indiana e trasferito nella stessa giornata al carcere di Capanne a Perugia, dove deve restare in isolamento almeno fino a lunedì 15 ottobre, quando incontrerà il giudice titolare dell’inchiesta;
- sabato 13 ottobre alle ore 14 il legale d’ufficio incontra Aldo e riferisce alla moglie di averlo trovato in buona salute;
- domenica 14 ottobre, al mattino, la famiglia viene informata che Aldo è morto.
Nel frattempo pochi mesi fa anche la compagna di Aldo, Roberta, se ne è andata nel silenzio, senza riuscire a conoscere la verità sulla morte di Aldo.

Eccessi di sicurezza_Roberta compagna di Aldo

Probizionismo Killer



Impiccato nel carcere di Sollicciano

Niki Aprile Gatti era un giovane uomo di 26 anni che lavorava in una Azienda informatica di San Marino. Aveva un fratello e una madre che amava e da cui era molto amato. Conduceva una vita tranquilla. Normale.

Nel giro di pochi mesi è stato arrestato per truffa informatica, insieme ad altre 17 persone. Alla madre non fu dato sapere in quale prigione fosse incarcerato per molto tempo. Non ha potuto stringerlo a se’. Non ha potuto nemmeno parlarle. L’hanno minacciata di arresto perché voleva scambiare uno sguardo con il proprio figlio. Lui voleva parlare. Spiegare.

Non ha potuto farlo. A giugno si è – o come crede la mamma – lo hanno SUICIDATO nel carcere di Sollicciano.

Riccardo Rasman
Trieste - 27 ottobre 2006
Prima parte del documentario "Uccidere un usignolo" riguardo alla morte di
Riccardo Rasman a seguito di un intervento della polizia.




Links di Riferimento:

Ristretti Orizzonti
Dossier Morire di Carcere
Intervista all'ass. RistrettiOrizonti

Foto della salma [1] [2] [3] [4] [5] visione sconsigliata ai deboli




Giuseppe Uva


Federico Aldovrandi


Manuel Eliantonio


Verità per Aldo

Roberta compagna di Aldo Bianzino





Usi e Costumi dei carcerieri
Registrazione al carcere di Castrogno (Teramo)
Una cinquantina di secondi in cui si sentono nitide le voci di alcuni uomini della polizia penitenziaria che parlano di un pestaggio avvenuto nel carcere di Castrogno a Teramo. Il nastro è stato inviato al quotidiano locale "La Città di Teramo"
NB: Qualche uomo delle istituzioni ritiene che queste morti sono fisiologiche in un sistema carceriaro- è come dire che di carcere si deve morire



Contro la delega di Christian Brogi

Video in alta risoluzione duplicato di "il musicante" realizzato da Christian Brogi nel luglio 2008, contro la delega, i cpt, la coercizione, la psichiatria ed il sistema (e chi più ne ha ce ne metta.)



Il Proibizionismo = serial Killer
"BimbeSquatters"



domenica 6 settembre 2009

La mia famiglia sotto attacco mafioso

Premessa:

Metodi mafiosi

«Nel nostro Paese esiste un fenomeno, segnalato sia da criminologi che giuristi, davvero preoccupante - la diffusione a macchia d’olio da Bolzano a Palermo del metodo mafioso di fuori dal suo habitat tradizionale, e cioè Cosa nostra, camorra e ’ndrangheta, all’interno del mondo dei colletti bianchi. Da Bolzano a Palermo ci sono centinaia di processi su associazioni a delinquere, comitati d’affari e network di potere che utilizzano il metodo mafioso, come strumento per condurre i propri affari e conquistare spazi di potere. Per questo sarebbe più corretto parlare non del concorso dei colletti bianchi nella mafia ma del concorso della mafia nel mondo dei colletti bianchi». Perché la mafia, o meglio il metodo mafioso, non sarebbe espressione delle classi popolari ma di quelle dirigenti. «Molte inchieste mostrano che il metodo mafioso si sostanzia nell’uso organizzato dell’intimidazione. Se si va a leggere l’articolo 416 bis, si accorgerà che il reato non si consuma solo con la violenza, l’uso delle armi è solo un’aggravante. Il legislatore è consapevole che ci sono mille modi altrettanto efficaci e incruenti di creare uno stato di assoggettamento diffuso e di intimidazione collettiva. Ti possono impedire di lavorare, di scrivere, ti possono ridurre sul lastrico, ti possono ridurre al silenzio. Ecco come il metodo mafioso si va diffondendo sempre di più».



Sintesi degli attacchi criminosi

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Rimuovere la mafia dal racconto sociale

Consuntivo degli attacchi criminosi subiti dalla mia famiglia in un biennio a scadenza semestrale atti a creare uno stato di assoggettamento e di intimidazione.

Personalmente: Furto di due motorini

Mia Madre (una donna di 85 anni) tentata truffa sull'uscio della casa l'ha salvata il cane che vive con noi.

Mio Figlio: Furto di motorino-furto di un computer contenente foto e dati personali.

Una mia Zia: Furto in casa-furto dell'auto

Un altra mia zia: Furto in casa-scippo della pensione (trattasi di persona anziana)


Al danno la Beffa

Personalmente ho subito in un anno almeno 30 fermi di polizia e vi risparmio le modalità con cui sono avvenuti ma sicuramente del tutto gratuiti. Praticamente per produrre informative finalizzate ad alimentare indagine sulla mia persona di consequenza controllo.


Estrema difesa

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La mia famiglia sotto attacco Mafioso

Non riesco a percepire se sia mafia-camorra sacra corona unita o ‘ndrangheta ma una cosa è certa trattasi di un entità di stampo mafioso malevole che cala sulla città con una pianificazione degli attacchi predisposti in consequenzialità temporale. Come elemento strategico il controllo del territorio e la criminalità , manovalanza funzionale al comando di Una piramide verticistica definita da un misto fritto di politici massoni-servizi deviati-lobby affaristiche.Un terminale umano in cui confluiscono tutte le informazioni decide le azioni criminose mirate-L'asse del male preposto dai vertici della piramide.

La storia ha inizio all’incirca sei anni fa quando decido di smettere con la droga.

Dopo una vita (35 anni) vissuti in estrema e continua tossicodipendenza in un attimo di lucidità o di lucida follia decido di smettere con le sostanze una delle motivazioni che mi spingono è quella di onorare lo sterminio di amici procurato dalle droghe. Prendo consapevolezza che esigo, per una condizione psicofisica particolare, un luogo di riflessione e di sostegno. Decido di contattare il Gruppo Abele di Torino (Don Ciotti). Riesco ad inserirmi in un programma denominato progetto uomo,inizio un percorso di riduzione del danno in comunità facendo un periodo di preaccoglienza presso una struttura nella città di Torino (Centro Crisi Prima Accoglienza). Trascorsa la preaccoglienza durata circa 40 gg. Entro in comunità con destinazione in una struttura alla periferia di Torino (Superga).

In questo luogo decido di smettere definitivamente con le droghe ma dopo una permanenza di due mesi per la mia condizione fisica diventa determinante il clima molto freddo che aggiunto al freddo interiore provocato dall’ astinenza definisce una condizione fisica insostenibile praticamente percepivo la morte fisica. Allora decido di tornare a casa predisponendomi mentalmente ad affrontare da solo il lungo periodo di astinenza ma anche in questo caso nonostante la ferrea volontà e la determinazione riesco a comprendere di aver bisogno di aiuto. Con sofferenza psicofisica entro in una comunità nella mia città (La Tenda) pur non condividendo il percorso da loro predisposto.

Trovo una situazione abitativa,strutturale disastrosa, insostenibile per la mia condizione. Decido di risolvere da solo l’astinenza con la consapevolezza di dover affrontare un lungo periodo di estrema sofferenza. Riesco a superare la fase acuta dopo sei mesi.Dopo un anno anche se non ancora in possesso di un definitivo equilibrio psicofico e nonostante una bassa percentuale delle mie facoltà intellettuali decido di rientrare al lavoro presso il Comune di Salerno dove prestavo servizio da 20 anni nel settore politiche sociali. Anche in questo caso si rendeva evidente che le mie difese psichiche erano compromesse. E proprio in questi luoghi dove la difesa dei diritti dovrebbe essere una norma vengo leso continuamente. A questo punto evito di aprire un ulteriore capitolo e mi attengo ad una estrema sintesi. Praticamente al Comune di Salerno chiunque non si allinea al pensiero politico vigente viene perseguito in tutti i termini. Un sistema mafioso che impera sulla città e nelle sedi amministrative-istituzionali di maggiore rilievo. Senza nulla togliere alla mia cultura acquisita negli anni di strada continuo il mio percorso facendo riferimento a dei valori insiti nella mia persona ma offuscati dalla continua esigenza della droga e di conseguenza del denaro per procurarla e prevale tra tutti il senso di giustizia di eguaglianza e la strenua difesa dei piu deboli socialmente. Nel mio percorso lavorativo evidenzio e denuncio pubblicamente tutte le ingiustizie e le razzie a danno della collettività che avvengono nei vari uffici di riferimento pertanto subisco un mobbing fisico estremo anche in termini economici da me definito un esilio forzato.

Procurato Esilio forzato Mobbing estremo
L'ostracismo e l'arroganza di una classe "politica" dirigente producono soprusi.


Durata dell'esilio 3 anni


Contemporaneamente definisco una progettazione rivolta al quartiere dove vivo e risiedo con la mia mamma ed un cane. Applico l’esperienza acquisita nel percorso lavorativo svolto presso i servizi sociali. Richiedo una struttura che mi viene affidata, mi viene concesso un contributo e mi viene “consigliato di relazionarmi all’amministrazione”, dopo una breve riflessione valutando ed analizzando gli accadementi nella città decido di rifiutare il contributo e rispondo che personalmente mi relaziono esclusivamente alle esigenze del quartiere e che sono disponibile a fornire una relazione anche settimanale delle attività.(rifiuto perché si rendeva evidente la richiesta dell’amministrazione che in sintesi mi chiedeva consensi politici) si decide di realizzare uno spazio sociale autogestito ed autofinanziato determinando alcune progettualità ed attività da svolgere nel quartiere. La fase strutturale si definisce dopo due anni di intenso lavoro fisico ed impegno economico con il coinvolgimento di alcuni ragazzi del quartiere.


Video sintesi fase strutturale del Laboratorio di Sperimentazione Sociale

Andrea un ragazzo rumeno che vive di lavoretti saltuari e nonostante la situazione precaria riesce a prendersi cura anche di due cani.
Conosciuto per strada gli propongo un lavoro di ristrutturazione da fare presso lo spazio sociale Laboratorio di Sperimentazione Sociale"prima struttura .
Si offre quasi volontario senza nulla pretendere intuendo il senso di uno spazio sociale autogestito.
Non ho molto da proporgli in termini economici faccio tutto quello che mi è possibile.
Alla fine dei lavori mi ripropongo di dargli un aiuto concreto inserendolo in qualche progettazione. Tento il possibile per tirarlo fuori dalla condizione di disagio economico in cui si trova ma a breve arriva anche lo sgombero dalla struttura creandomi ulteriori problemi economici.
Bene da questa esperienza posso dire che i rumeni sono un popolo fiero dignitoso e laborioso gli atti criminosi vengono prodotti dalle esigenze estreme che si trovano ad affrontare le quali determinano un notevole peso sulla loro vita, in molti casi deviano il percorso normale della vita.
Il video fa riferimento agli ultimi giorni di lavoro in totale 19. In quel tempo ho realizzato che tali spazi appartengono a chiunque rende lavoro gratuito per definirlo di conseguenza quello spazio appartiene anche ad Andrea ma poi è calato un azione malefica che ha reso vano tutto il lavoro e le prospettive progettuali in corso. Lo sgombero.
Attualmente ho perso ogni contatto con Andrea


Le attività svolte sono molteplice ed in prevalenza rivolte al quartiere inoltre sostengo un movimento disoccupati-ex detenuti attualmente avviati in un percorso formativo. Tendo ad evidenziare le razzie in atto a danno della collettività.


Salerno 23.01.009 Movimento disoccupati
Presidio alla società mista Salerno pulita.




"Quanto più debole sarà l'opposizione, tanto più duro sarà il dispotismo"Orwell, 1984


Salerno: i ragazzi del "Bronx"
Tra le molteplici attività svolte in totale autonomia dal laboratorio sociale "Bimbesquatters" si tentava di porci in maniera propositiva verso l'amministrazione pubblica per cui si segnalava ai servizi sociali l'esigenza di una progettualità finalizzata al lavoro rivolto ai ragazzi del quartiere, dove la disoccupazione giovanile è nella norma.L'amministrazione comunale accoglieva l'esigenza espressa istituendo un progetto di borsa lavoro a termine rivolto a giovani disoccupati affidando la gestione del progetto ad un associazione esterna. In contrasto con la nostra idea iniziale che prevedeva un progetto di borsa lavoro nel quale veniva incluso un corso di formazione per la costituzione e la gestione di una cooperativa di servizi rivolta al quartiere circostante come la gestione del verde pubblico, centri di raccolta per la differenziata,pulizia condomini etc....
La progettualità iniziale pianificata dal laboratorio sociale Bimbesquatters in relazione alle reali esigenze del quartiere dava disponibilità strutturale senza nulla a pretendere per la realizzazione del corso ottenendo molteplici risultati tra cui la responsabilizazione dei ragazzi, la somma erogata dalla borsa lavoro veniva impegnata nella costituzione di una cooperativa autogestita e con la disponibilità dell'amministrazione veniva sottoscritto una convenzione per la gestione del verde pubblico, per il centro di raccolta differenziata. Lavorando in questo senso avremmo risolto in parte il problema. Si optava per l'autogestione per evitare qualsiasi strumentalizzazione politica ma il sistema vigente in città si opponeva proprio perché la politica in atto è l'antitesi di quello che proponevamo, chi non da consensi politici e crea un velo di protezione viene ostacolato con infime strategie vedi sgomberi a seguire.
La fine del progetto dopo sei mesi con la conseguente deresponsabilizazione dei ragazzi creando un ennesima condizione fallimentare
Il sistema ha determinato ulteriori danni definendo la fine di una prospettiva di inserimento lavorativo pertanto la colpa di quello che accade a questi ragazzi in buona parte va attribuita al sistema politico vigente in città, ai servizi sociali totalmente assenti ed asserviti alla politica.
Risultato la borsa lavoro termina dopo 6 mesi e i ragazzi tornano per strada alcuni di essi attualmente in guai con la giustizia.
Attualmente bimbesquatters senza alcuna sede strutturale viene accolta dallo centro sociale "Asilo Politico" anch'esso sotto sgombero.
La struttura che si intravede nel video e la sede in cui il "laboratorio" bimbesquatters" subisce il primo sgombero i ragazzi svolgono il lavoro nei giardini circostanti la struttura.
Tentiamo di opporci con forza al disastro sociale in atto.
"Quanto più debole sarà l'opposizione, tanto più duro sarà il dispotismo"
Orwell, 1984


Foto-immagini attività rivolte al quartiere

Progetto multicolor gestito da Gisella all'interno della struttura





Salerno terra di conquista
Denunce pubbliche tese ad evidenziare razzie in atto


Salerno: La città conquistata
Mafiocrazia: I tentacoli sulla città

La piovra della cementificazione selvaggia
Appalti.lottizazioni e project financing: linee guida di una lobby politico-affaristica imperante.

L'approvazione del Piano Urbanistico e le sue varianti ha sancito l'ultimo atto che determina lo scempio e l'aggressione al territorio .
Un nucleo politico dispone e pianifica la privatizazione di aree pubbliche. Amministratori predisposti e compiacenti eseguono gli atti burocratici usando una legalità formale La città vive uno stato di narcosi permanente supportata dai media informativi locali il cui ruolo è esplicato nella evidenzazione di diversivi informativi. Intere aree publiche privatizzate (la città spalmata da project financing), lottizazioni delle colline (PUA-piani attuativi) e cementificazione selvaggia sono le linee guida di una lobby politico-affaristica che sovrasta la città e predispone i vari "attori".In una sintesi estrema l'azione imposta sottrae intere aree alla comunità salernitana (ed alla proprietà pubblica, con una graduale privatizzazione determinata dalle concessioni di lunga scadenza come avvenuto anche per il "Grand Hotel"), per consegnarla alla lobby speculativa politico-affaristica che dirige, gestisce ed impera ormai da anni. Praticamente le variegate consorterie mafiose predisposte, riunitesi in cartelli alle dipendenze di un nucleo politico direttivo si impossessano di aree pubbliche con il sostegno di incentivi. La privatizzazione pianificata.
Il disegno speculativo si rende evidente con la realizazione del crescent una struttura mastodontica assolutamente non proporzionale alla città una colata di cemento a pochi metri dal mare su suolo demaniale col benestare del piano urbanistico predisposto tutto determinato con una pianificazione decennale. Delle lottizazioni in parte definite con i piani attuativi PUA nessuno ne parla eppure toccano tutte le aree circostanti determinando le aree edificabili. la città Il popolo salernitano vive una narcosi permanente alimentata anche dall'informazione locale, di conseguenza la popolazione non esige alcuna spiegazione di come saranno gestite queste operazioni, dei soggetti coinvolti,delle modalità di accesso delle compatibilità ambientali dell'impegno di risorse economiche pubbliche e così via.Si percepisce che la pianificazione e la conseguente realizzazione del progetto conquista della città viene gestito da un nucleo politico-affaristico, amministrativo dirigenziale predisposto e da imprese edilizie costituitisi in cartelli che fanno riferimento al nucleo politico che governa la città. La città dovrebbe prendere consapevolezza che dietro ad ogni minima speculazione edilizia, al progetto di un porticciolo confluiscono molteplici interessi, denaro,banche,sindaci. incentivi pubblici regionali,nazionali ed europei e partiti protagonisti i cui nomi non compaiono mai sui cartelli affissi nei cantieri. In tutto questo attualmente esiste una destra apparentemente in opposizione ma che sicuramente con le molteplici e notevoli concentrazioni di interessi si otterrano convergenze politico-finanziare come dire la torta da spartirsi e congrua cè ne per tutti tranne per il popolo. E credetemi sulla parola tutto definito al di fuori delle sedi proprie Consigli comunali-regionali-provinciali si limitano allapprovazione di atti contestualmente disposti adottando un applicazione di legalità formale. La dissidenza viene perseguita con metodi mafiosi e furbizie illecite da un potere politico , amministrativo dominante che detiene i terminali istituzionali ed economici per cui controlla il flusso di denaro cittadino e decide la sorte di ogni singolo o famiglia.
In città niente o quasi e casuale tutto strategicamente pianificato finanche i movimenti di lotta diventano strumentali alla causa Lo stesso diritto agli spazi non si conquista più con la creatività alternativa ma con alleanze politiche promisque
compresi gli accadimenti criminosi ottimo diversivo usato dall'informazione locale.Non a caso l'informazione locale è ridotta ad un bollettino di crimini e di morte. La cattiva informazione-o l'informazione superficiale e distorta esplica un ruolo preciso nel profondere ignoranza politica nel popolo è un passaggio cruciale del controllo delle masse .L'ignoranza politica del popolo diventa funzionale al controllo ed i media informativi locali svolgono egregiamente l'azione diversiva supportando questo tipo di gestione deviando l'informazione ridotta ad un pilastro strutturale di un sistema capitalista o politico mafioso dove prevale l'interesse economico. L'azione mediatica (tv-radio etc) rileva il consenso ed in relazione a questo si definiscono le vari fasi pianificate precedentemente ed in molteplici casi il consenso viene forzato da accadimenti preconfezionati.




Subisco una persecuzione ad personam per il mio rifiuto di allinearmi al pensiero politico vigente(la città e amministrata in prevalenza da esponenti del pd uomini che dell’ideologia ne hanno fatto un opzional da usare a secondo delle esigenze),La persecuzione si consuma nello sgombero violento dalla struttura ma all’insorgere del quartiere schieratosi in difesa dello spazio l’amministrazione comunale decide di affidare una sede alternativa.



Il potere senza l'etica diventa sopruso.


Termina con questo atto infame, uno "sgombero violento", un percorso di attività e progettualità rivolte al sociale all'integrazione alla creazione di spazi autonomi e zone di creatività e di libera circolazione dei saperi. L'ostracismo politico-istituzionale che impera nella città di Salerno compie danni nell'indifferenza assoluta annullando i diritti fondamentali degli individui e della collettività. La città vive in uno stato di narcosi permanente bombardata da informazione manipolata ad uso e consumo di poteri occulti.



In evidenza

Devo sottolineare alcuni avvenimenti ed attività esterne, nonostante privi di struttura, sostenute dal Laboratorio Sociale:

A qualche settimana dallo sgombero si organizza nei giardini circostanti un pomeriggio dedicato ai bambini con musiche-pittura-giocoleria.

Una serata rivolta ai residenti con l’ascolto dal vivo di musica popolare e video immagini per bambini. Autofinanziamento in entrambi i casi.

Attività sperimentali nel quartiere.




La nuova destinazione strutturale

Anche in questo caso si prefigura un rapporto conflittuale con l’amministrazione.

Per definire la fase strutturale della nuova sede l’amministrazione affida i lavori ad una ditta esterna. Intervengo sottolineando che nel quartiere la disoccupazione è una condizione molto estesa e che molti ragazzi lavorano nell’edilizia per cui affidare i lavori ai ragazzi del quartiere permettendo un minimo guadagno si rendeva un azione sociale utile ed un impegno lavorativo a chi soffriva una condizione di non lavoro oltretutto andavano a definire strutturalmente uno spazio destinato a loro e tutto ad un costo per la collettività di molto inferiore alla prima richiesta. Anche in questo caso riesco a coinvolgere un gruppo di ragazzi del quartiere.
Definita la parte strutturale una sera a due giorni dall’apertura con qualche amico stavamo riorganizzando i computer e la rete interna controllando che tutto funzionasse. Sapevamo che il Sindaco nella persona di Vincenzo De Luca doveva inaugurare la struttura da cui ci aveva sgomberato che praticamente sita a pochi metri.
All’improvviso ci vediamo comparire quest’uomo alle spalle che farneticava cose tipo che sono questi disegni-che è questa autonomia etc…(i muri erano coperti da murales e vi era qualche manifesto in cui si evidenziava l’autonomia e l’utogestione della struttura)poi avvicinatosi ai computer grida che noi guardiamo pornografia in rete. Una falsità enorme perché l’amico che era con me stava definendo un volantino di invito per la prossima inaugurazione personalmente stavo sul sito della repubblica dove in prima pagina dava la notizia di un hostess che aveva tentato uno spogliarello sull’aereo ma niente di pornografico forse un po succinta.
Aggiunse che quel luogo doveva chiudere dando ordine ai servitori in divisa di sgomberare lo spazio nonostante uno degli sgherri aveva verificato la pagina web su cui stavo navigando.

Tutto sembrava uno spettacolo dei pupi siciliani, tutto predisposto.Una stretegia pianificata tesa a perseguire chi non si allinea al pensiero politico-mafioso vigente in un estrema sintesi aveva realizzato in pochi attimi la totale esclusione fisica da qualsiasi attività sociale ed aveva sottratto al quartiere uno spazio in cui si poteva apprendere consapevolezza degli avvenimenti politici, risolvere alcune problematiche che affliggono i residenti etc…

(Da dire che personalmente non sono nè un santo nè un prete è come ogni essere umano ho una mia dimensione sessuale, il mio orientamento che esplico nel rispetto delle persone, con adulti consezienti esente da qualsiasi tipo di mercificazione)

Il potere senza l'etica diventa sopruso

Il percorso intrapreso viene ostacolato da un ennesimo sopruso perpretato dal primo cittadino a danno della città e del quartiere ordinando un ulteriore sgombero accusando i presenti di pornografia inveendo contro alcuni manifesti in cui si indicava l'invito all'inaugurazione di una zona autonoma esente dal protezionismo politico vigente-da dire che il video porno accusato altro non era che un articolo di repubblica con video di una hostess che accennava ad uno spogliarello nella cabina di pilotaggio. Lo spazio era fornito di una rete lan wi-fi con connessioni multiple e tutto avveniva su un portatile personale inoltre le attività erano ancora chiuse al pubblico in attesa della data prestabilita per l'inaugurazione.
Laboratorio di sperimentazione sociale



Esposto in procura conseguente Richiesta Archiviazione
Visto l'accanimento e la persecuzione reiterata diretta alla mia persona e famiglia decido, alfine di tutelarmi per il futuro, di presentare un esposto alla Procura della Repubblica anche se non credo molto al percorso legale intrapeso perchè l'uomo da cui ho ricevuto l'offesa e l'infamia è molto pre-potente, in termini istituzionali-politici ed economici, infatti a consolidare questo mio timore arriva, a distanza di circa un anno dai fatti sopra descritti, la richiesta di archiviazione redatta con futili e non veritiere motivazioni che avrei potuto impugnare. Mi astengo perchè credo che una mia ennesima azione legale non farebbe altro che alimentare ulteriormente questo personaggio a me ostile e per evitare di giocare su una campo a lui compiacente ( se si pensa che è riuscito, con una legge beffa approvata in parlamento, a far distruggere delle intercettazioni telefoniche prove decisive in un processo a suo carico).

Elenco le inesattezze contenute nella Richiesta di archiviazione.

All'atto dell'irruzione del Sindaco nella struttura vi erano due pc di proprietà del sottoscritto di cui un portatile (il computer "incriminato) privo di hard disk e veniva usato con un cd di avvio esterno con os. linux. Sottolineo che il suddetto pc era privo di hard disk a causa dello smarrimento di un commettore che congiunge l'hd con il processore. avvenuto qualche anno addietro, pertanto alfine di rendere utilizzabile almeno il processore veniva avviato con un cd esterno con sistema operativo linux. L'azione comporta la non tracciabilità dei dati anche perchè privo di spazio memoria. Questo rende inesatta l'ipotesi di manomissione come da richiesta di archiviazione a sostegno posso aggiungere che anche i vigili urbani presenti all'atto dell'irruzione richiedevano la visione del portatile e constatavano l'impossibilità del rilevamento delle azioni, Inoltre i rilevamenti effettuati dalla G.F. venivano operati sull'altro pc (desktop) computer estraneo alla vicenda oltre che l'orario dell'operazione evidenziata non coincide con l'orario dell'irruzione.

Il Sindaco è entrato nella sede senza qualificarsi. Il paradosso è che subisco un sopruso, scaturito per una rivalsa personale, chiaramente parte di una strategia pianificata. Se il merito della questione è cosa stavo facendo nel momento delll'irruzione sicuramente è falsa la versione del Sindaco è posso provarlo per la parte restante non sono nè un santo nè un prete e vivo la mia dimensione sessuale liberamente e pratico il mio orientamento sessuale con persone adulte e consezienti esente da qualsiasi tipo di mercificazione e nel rispetto della collettività.

NB:Dietro al documento ho aggiunto una nota personale scritta per il mio avvocato

Richiesta archiviazione (documento Orig.)




Video Infamily day continua

Antefatto:All’atto dello sgombero dalla struttura di via Capone tutto il materiale venne depositato presso il comando dei vigili urbani.

Aprile-Maggio 2009 a distanza di un anno dallo sgombero subito il Laboratorio di Sperimentazione Sociale “Bimbesquatters” si appresta a recuperare presso il comando dei vigili urbani il materiale composto da tre scrivanie cinque poltrone un barbecue un tavolo e quattro sedie

due climatizzatori ed un tabella luminosa installati nella struttura.

All’atto del ritiro presso il comando dei vigili urbani si rende evidente il sopruso e il disprezzo di una classe dirigente (Primo cittadino e suoi affiliati) nei confronti di chi tenta di agire nel rispetto della legalità in maniera autonoma senza alcun asservimento politico ma relazionandosi esclusivamente alle esigenze della città.

Mancano le 5 poltrone il barbecue il tavolo e le quattro sedie il materiale restante in pessimo stato detenuto all’intemperie tutto volutamente .. Il comando dei vigili urbani aveva offerto di acquistare la parte del materiale detenuto esprimendo un sentimento pietoso inaccettabile .Il principio era che quel materiale acquistato per un uso collettivo rivolto al quartiere non doveva essere finalizzato ad interessi individuali per consequenzialità di pensiero si è ritenuto opportuno seguire la linea iniziale che indicava l’uso colettivo decidendo di cedere il materiale ai ragazzi del centro sociale Asilo Politico o in alternativa ad una struttura per il recupero tossicodipendenti. Provvisoriamente depositato presso una struttura in via de renzi in attesa della nuova destinazione del centro sociale Asilo Politico.

Infamily Day continua Recupero materiale




Una nota personale:

Le persone non riescono a comprendere che l’offesa rivolta al sottoscritto e tutti i soprusi sono indicatori precisi di come si vive in una città intrisa di mafia politica.Un uomo politico potente istituzionalmente ed economicamente che persegue un altro uomo devastato dalla droga in termini fisici ,economici e relazionali , in qualsiasi altra città avrebbero alzato le barricate a difesa dell’ultimo. Il sistema politico è relazionato esclusivamente agli interessi di conseguenza le organizzazioni criminali attecchiscono divenendo strumentali. Tutto è avvenuto con un arroganza insostenibile consumando strategie indegne. L’azione lesiva è rivolta alla città tutta perché sono stati colpiti dei diritti è questo non si deve permettere oramai la maggioranza dei salernitani vivono uno stato di narcosi permanente e non riescono a percepire passaggi di vita cittadina fondamentali. i quartieri sono in balia di una politica infame che fa leva sulle esigenze e pur di ottenere consensi commette soprusi. La regia è unica gli appalti accusatori finalizzati ad una gratuita persecuzione sono pratiche quotidiane. Rilevano video,foto,immagini di vita quotidiana inserendoli in un contesto accusatorio-persecutorio o quantomeno rendono il soggetto passabile di indagine di conseguenza controllato, fanno leva sulla morale vigente. Fanno ridere perché credono che il pensiero mafioso si esplica per le strade o nei bar o per telefono sono altri i luoghi in cui si realizzano strategie e pianificazioni di stampo mafiose-barche ville aerei etc…la parte restante tutto codificato. La sicurezza percepita che poi non è affatto sicurezza, i soprusi,i crimini i reati si consumano in maniera mirata.

Personalmente sto chiudendo un ciclo della mia vita estrememante delicato e dedicato alla mia città. Ho tentato di realizzare qualcosa di concreto per la Città per le tossicodipendenze in particolare ma la follia e l’isteria di un uomo asservito a poteri occulti me lo ha impedito anche se non appaiono i meccanismi di cui sono rimasto vittima sono molto complessi ma una cosa la posso dire ed è quella di averci provato con le proprie forze senza nulla chiedere.


Per terminare riprendo un vecchio articolo da me pubblicato il 30/06/2008 15:31 noblogs and blogspot


Salerno

La novella S.P.E.C.T.R.E. salernitana

Salerno e la regia "politica" occulta
(la novella S.p.e.c.t.r.e. un organizzazione di “potere politico-affaristico”
piramidale e verticistica)

Doveroso un ulteriore premessa personale:
Sicuramente con l’atteggiamento politico intrapreso e sostenuto mi ritrovo una città ostile [sedi istituzionali-segreterie politiche etc…] in maggioranza allineata al pensiero unico vigente
Personalmente mi limito ad analisi socio-economiche locali, relazionate agli accadimenti politici istituzionali nazionali, tese ad evidenziare i meccanismi contorti che regolano la vita amministrativa quotidiana della città senza tralasciare approfondimenti di politica generale osservazioni che diventano lesive per i molteplici interessi di lobby di potere preposte determinando una persecuzione alla persona che viene pepretata a tutti i livelli, istituzionali compresi, in città si sono consumati altri casi di persecuzione ad personam terminati con la rovina economica di interi nuclei familiari e passati nell’indifferenza generale. Sicuramente l’azione svolta è supportata da un pensiero estremo di vita ma la libera esplicazione delle idee politiche qualunque siano la loro collocazione è un diritto di ogni uomo pertanto le pratiche ostative in atto diventano linfa vitale ed indicatori precisi.
Oramai la città è preda indifesa e noi tutti ostaggi di un potere occulto consentito da una incerta “politica” che sovrasta e si relaziona esclusivamente agli interessi economici .
In città si vive un clima di apprensione senza prospettive di lavoro concrete per i giovani, le persone hanno timore di esprimere le loro posizioni politiche,il clientelismo la fa da padrone lavoro in cambio di consensi, gli accadimenti ultimi di una gravità assoluta per niente commentati passati quasi in una rassegnazione generale vedi
-furto alle poste centrali-
-rapine reiterate al nucleo ospedaliero centrale-
-omicidio al centro della città-
-sparizione della madre di un noto imprenditore e suo collaboratore domestico-
-ritrovamenti di notevoli quantitativi di droga nel porto-
-disastri ambientali-
-emergenze pianificate-
-cementificazione selvaggia-
-un susseguirsi di suicidi a dir poco misteriosi-
-graduale privatizzazione di servizi pubblici vedi impianti sportivi a venire servizi sociali-
-la città spalmata da project financing che in una sintesi estrema si possono tradurre in privatizzazione di strutture o intere aree pubbliche con il beneficio di incentivi-
-denaro pubblico reso volutamente invisibile per ottenere una maggiore agilità nella razzia-
Le emergenze diventano funzionale ad una politica occulta determinando passaggi mentali atti alla rassegnazione definendo soluzioni in delega, vedi rifiuti, sicurezza.
La stessa azione di sgombero. di spazi sociali autogestiti attuata con
infima strategia tesa a ledere la credibilità individuale facendo leva sulla morale pubblica si deve ritenere un attacco ai diritti collettivi, eseguito con squallide modalità da un uomo la cui mente devastata dal potere ha perso qualsiasi dimensione umana che per diversivo mediatico evidenzia la sua permanente campagna politica a contrastare ed esercitare il sopranominato potere su persone in estremo disagio, prostitute, parcheggiatori abusivi,questuanti, rom, imigrati ex tossicodipendenti facendo passare un messaggio mediatico infame ed infamante per l’umanità che il male delle città è prodotto unicamente da loro. La manipolazione dei media informativi, diversivi come controllo dell’informazione metodologie obsolete applicate con infime modalità.
Un uso improprio della legalità, la legalità formale produce illegalità diffusa, servi di poteri economici occulti.
Nei quartieri già degradati strutturalmente volutamente ghettizzati dove la disoccupazione giovanile è dilagante basta far leva sulle esigenze quotidiane e si ottengono consensi politiche infame che annullano lo stato cognitivo - emotivo degli uomini.


La manipolazione dei pensieri. Il controllo delle masse.
Esiste un regia occulta anche dell’inciucio la quale produce un serrato controllo degli umori come diversivo
Il sistema “politico-mafioso” funziona in questi termini praticamente predisposto un terminale umano in cui confluiscono tutte le informazioni quotidiane le persone non allineate vengono evidenziate e tracciate famiglie comprese, un asse del male preposto progetta e pianifica azioni ostative a vari livelli che tendono a creare problemi ed esigenze primarie ottenendo l’occupazione di un notevole spazio psicofisico del perseguito. Nel caso di mancato esito dell’intento si prosegue con azioni fisiche che spaziano dalla semplice intimidazione fino all’attacco fisico anche terminale. Le informazioni vengono attinte da svariate fonti
dai cosiddetti pizzini
da supporti tecnologici di controllo, microspie,intercettazioni,tracciati informatici,video sorveglianza etc…
a questo si aggiunge il controllo fisico del territorio.
Percezioni extrasensoriali indicano una fluidità tra lobby affaristiche è politica .
Sono in possesso di un notevole potere economico-“istituzionale”. Uno stato nello stato esente da qualsiasi regola relazionato esclusivamente ad interessi economici e potenziamento del controllo delle masse il quale esprime un azione diretta sul territorio. La criminalità minore o piccola criminalità diventa manovalanza strumentale. Tutto in una fase embrionale che tende ad acuirsi nel tempo.
Dalla P2, alla CIA, alla Spectre , novella apparsa sulla scena dei crimini, alla Struttura Delta. E’ il versante tanto amato ed usato dalle centrali “politiche” totalitarie che con questo sistema sotenuto dai mass-media locali e nazionali, confezionano e pianificano i percorsi da seguire e si impossessano delle città.

La città vive con una kappa sovrastante che limita il pensiero, una lobby politico affaristica predominante.
Niente di quello che accade è casuale tutto parte di una strategia finalizzata agli interessi di pochi precisa e pianificata nel tempo.
Tutto questo per comodità di pensiero viene definito il sistema politico attuale è evidente che si tratta di uomini organizzati tra loro che consumano furbizie illecite senza alcun rispetto per l’umanità applicando una metodologia mafiosa.
Il nucleo stratega è politico-affaristico la parte restante è strumentale.
La città vive uno stato di narcosi .
Vige la sospensione permanente dei diritti
Il mondo della droga in confronto diventa un limbo.

NB:praticamente avevo previsto gli accadimenti
Luigi Donadio

Ps: Passatemi l'estrema personalizzazione e solo per rendere il concetto di Mafiosità che vige nella città di Salerno.

L'articolo è da definire.

to be continued

Salerno 6/09/2009 ore 22,24

Luigi Donadio

lunedì 31 agosto 2009

Info"Drug": L'imperatore non è vestito


The Emperor wears no clothes

“The emperor wears no clothes” è un libro del 1985 scritto da Jack Herer, famoso attivista americano, un vecchio combattente da sempre in prima linea nella guerra per la depenalizzazione della cannabis. Si tratta di uno dei più importanti documenti mai scritti a riguardo ora disponibile on-line nella versione italiana. Quest’opera non è mai stata tradotta in italiano e non è mai stata pubblicata in italia versione cartacea. Leggendo è facile immaginare perché…..
(Jasper L.Thompson)

“L’imperatore non è vestito”
di seguito versione italiana

0. Introduzione del traduttore
1. Panoramica sulla storia della canapa
2. Breve sommario degli usi della canapa
3. Febbraio 1938 – Rivista Popular Mechanics: UN NUOVO RACCOLTO DA UN MILIARDO DI DOLLARI
4. Gli ultimi giorni della CANNABIS LEGALE
5. La proibizione della marijuana
6. Il corpus della Letteratura Medica sulla Cannabis Terapeutica
7. Uso terapeutico della Cannabis
8. I semi della Canapa come base per il Nutrimento Mondiale


Chi è Jack Herer
Jack Herer (New York, 14 febbraio 1939) è un politico statunitense, forse il più famoso attivista per la liberalizzazione della cannabis. Ex militante del Partito Repubblicano, agli inizi degli anni ottanta si impegnò nella ricerca delle motivazioni alla base del proibizionismo di questa pianta, in seguito riportate nei suoi scritti. Queste ricerche lo fecero divenire un convinto sostenitore della sua legalizzazione.
E’ autore di The emperor wears no clothes” (1985, uno dei più famosi libri sul proibizionismo della canapa, e di “Canapa” (1999) pubblicato anche in italiano.
Il primo, forse la sua pubblicazione più famosa, fu in principio stampato in maniera artigianale dallo stesso autore e da lui distibuito ma conobbe un incredibile successo e fu quindi pubblicato e tradotto in numerose lingue.
Herer nel libro asserisce e dimostra come negli anni Trenta-Quaranta i produttori di carta e gli inventori delle prime fibre sintetiche alimentarono una campagna di calunnie sulla canapa, mistificandone le proprietà psicoattive della pianta allo scopo di eliminarla dal mercato, data la pericolosissima concorrenza. Con l’etanolo di canapa si produceva inoltre un combustibile economico e molto meno inquinante del petrolio. Anni dopo la rivista Wall Street Journal dedicò a lui la prima pagina.
Un ringraziamento speciale a Jasper L.Thompson a nome di tutti i lettori e epr aver voluto condividere questo importante documento.


domenica 21 giugno 2009

Milano-HackMeeteng 2009

L'HackMeeting torna a Milano, dopo 10 anni, e sceglie il Centro Sociale SOS Fornace di Rho come location.
Da venerdi 19 a domenica 21 giugno 2009 è stato possibile partecipare a quella che, probabilmente, e' la piu' importante manifestazione-incontro di tutte le realta' dell'eterogeneo panorama della (contro)cultura informatica, che, come recita il flyer, comprende "nerd, libertarie, tecnofili, presi bene, inventori, geek, manipolatori, sabotatrici creativi e hackerz".
Dando un breve sguardo al programma vedrete subito che i seminari, le discussioni ed i mini-corsi sono in linea con lo spirito degli anni passati: spaziano dalle solite infarinature di base su Linux ai confronti sul tema dell'informazione, dell'anonimato, della privacy e del controllo globale, senza dimenticare tematiche piu' classiche, come la sicurezza informatica, il cracking, la grafica, la produzione e manipolazione audio-video opensource a basso costo, oltre a varie altre svalvolate mentali da addetti ai lavori duri e puri.
Oltre ai seminari, quest'anno sono in programma le proiezioni casuali di un bel po' di video, sia documentari che film, su tematiche sociali e politiche, come la repressione poliziesca, la costruzione del terrore e della paura, la disoccupazione e lo sfruttamento dei lavoratori, ma anche su tematiche vicine all'immaginario cyberpunk, quali lo scontro uomo-macchina e la fusione della mente umana con la rete e con i calcolatori. Il tutto, ovviamente, senza troppo curarsi del copyright sulle opere che vengono mostrate.





Video Hackmeeteng
Dopo dieci anni Hackmeeting è di nuovo a Milano. dal 19 al 21 giugno.
Poli universitari-Fornace di Rho
Per far conoscere il babau a chi è prigioniero della paura, introdurre alla peer to peer economy chi si è illuso con l'economia suicida, rilanciare lo scambio orizzontale per chi ha dimenticato questa pratica naturale e istintiva alla base dell'evoluzione umana.




Colombia & linux un gioco da bambini
Diffusione di un sistema operativo open source Software libero. Una storia da raccontare.
video


Foto Hackmeeteng 2009
Hackmeeting nuovamente a Milano non è un caso. In una città che ha ucciso i propri spazi sociali, tornare con Hackmeeting significa mettere il dito nella piaga dimostrando che esistono altri modi di pensare, logiche non commerciali che generano ricchezza umana sorpassando gli interessi di business, felicità sociali e virus benigni contro la crisi. Per questo motivo hackmeeting sarà preceduto da un periodo di Warm up: una serie di incontri su p2p, paura e controllo che si terranno nei principali poli universitari della città. L'hackmeeting e' l'incontro delle comunita', delle controculture digitali e non, e delle individualita' che si pongono in maniera critica e propositiva rispetto all'avanzare delle nuove tecnologie, sempre piu' legate a doppio filo al controllo sociale, alle imprese belliche e alla commercializzazione di ogni spazio vitale. Tre giorni di seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo.L'evento e' totalmente autogestito: non ci sono organizzatori e fruitori, ma solo partecipanti.
Foto evento hackmeeteng 2009





Links di riferimento:

lunedì 20 aprile 2009

Salerno: La città conquistata

Mafiocrazia: I tentacoli sulla città




La piovra della cementificazione selvaggia
Appalti.lottizazioni e project financing: linee guida di una lobby politico-affaristica imperante.




In una premessa l'esatta definizione giuridico-amministrativa dei project finacing- per acquisire maggiore consapevolezza delle azioni imposte alla città
pimp myspace
Project financing
La finanza di progetto (o project financing in inglese) è una operazione di finanziamento a lungo termine, che consiste nell'utilizzo di una società neocostituita la quale serve a mantenere separati gli assets del progetto da quelli dei soggetti proponenti l'iniziativa d'investimento (i cosiddetti "promotori").

La SPC viene finanziata sia da capitale equity (azioni), fornito generalmente dai promotori e non deve superare l'ammontare del 15-20%, il rimanente 80-85% da capitale di debito (obbligazioni) normalmente ottenuto da un pool di banche. In questo modo, attraverso l'imputazione di attività e passività alla SPC è possibile mantenere un controllo più stretto sull'andamento del progetto. È, inoltre, un modo per proteggere gli interessi dei soci promotori, i quali sono così "schermati" dall'eventuale fallimento del progetto stesso. Lo schema del Project Financing ha riscosso i maggiori successi per quei progetti per loro natura più complessi, quali la realizzazione di centrali elettriche o di nuove attività estrattive, dove alti sono i rischi ambientali, tecnici, politici ed economici. Anche i progetti di ricerca possono beneficiare di questo sistema di finanziamento, dato che i finanziatori in equity potranno garantirsi sulla proprietà della SPC, la quale detiene la titolarità su ogni risultato (brevetti o altro) del progetto di ricerca.
Il coinvolgimento dei soggetti privati nella realizzazione, nella gestione e soprattutto nell'accollo totale o parziale dei costi di opere pubbliche in vista di guadagni futuri rappresenta la caratteristica principale di tale operazione economica. Già nel secolo scorso, fra il 1840 ed il 1860, gran parte della rete ferroviaria europea fu realizzata con tecniche di finanziamento simili al project financing.

La filosofia del Project Financing è quella di coinvolgere il privato ed il mercato finanziario (le banche) in un progetto, di spingerlo a trovare il modo di far fruttare per sé e per la comunità un terreno o un bene che altrimenti resterebbero inutilizzati per carenza di fondi pubblici.

Attraverso la creazione di una società veicolo si opera la separazione giuridica e finanziaria del progetto dai partner. Inoltre la partecipazione di più soggetti consente un’allocazione dei rischi verso i partner bilanciando in modo ottimale i rischi trasferiti all’operatore privato e il costo del trasferimento a carico dell’amministrazione pubblica.
In Italia, Il Project Financing ha trovato spazio perlopiù nella realizzazione di opere di pubblica utilità. In questa configurazione di Project Financing i soggetti promotori propongono ad una Pubblica amministrazione di finanziare, eseguire e gestire un'opera pubblica, il cui progetto è stato già approvato, in cambio degli utili che deriveranno dai flussi di cassa (cash flow) generati per l'appunto da una efficiente gestione dell'opera stessa. È stata istituita nel 1999 nel Ministero dell'Economia la task force italiana per il project financing: Unità Tecnica Finanza di Progetto (UTFP) In Italia, Il Project Financing ha trovato spazio perlopiù nella realizzazione di opere di pubblica utilità. In questa configurazione di Project Financing i soggetti promotori propongono ad una Pubblica amministrazione di finanziare, eseguire e gestire un'opera pubblica, il cui progetto è stato già approvato, in cambio degli utili che deriveranno dai flussi di cassa (cash flow) generati per l'appunto da una efficiente gestione dell'opera stessa. È stata istituita nel 1999 nel Ministero dell'Economia la task force italiana per il project financing: Unità Tecnica Finanza di Progetto (UTFP)

Fonti normative
In Italia possiamo parlare di una impostazione diversa da quella classica del Project financing[1]. In altri termini mentre la impostazione classica incardina l'operazione di PF su una equa ripartizione del rischio tra il soggetto promotore (quota di equity o capitale di rischio) e le banche (quota di debt o prestito obbligazionario), in Italia il rischio viene prevalentemente assunto dal soggetto promotore. Questo spiega lo scarso successo in Italia del PF, nonostante la copiosa normativa che procedura la realizzazione delle opere pubbliche.

La disciplina positiva del project financing è stata introdotta per la prima volta in Italia con la legge 11 novembre 1998 n. 415, cd. Legge Merloni-ter, con l'obiettivo di contenere la spesa pubblica e fornire una modalità alternativa alla Finanza d'impresa per la realizzazione di opere pubbliche, dove il finanziamento dell'opera con capitale privato è solo parziale.

In pratica, la legge del 1998 prevedeva una concessione "speciale" per la costruzione e gestione di un'opera pubblica a favore del soggetto che la realizza su terreno di proprietà pubblica; il terreno viene dato in concessione d’uso oppure in diritto di superficie. In cambio del terreno e degli utili di gestione, il soggetto privato si accolla le spese di realizzazione.

La norma del 1998 prevedeva anche che, nel caso in cui la gestione dell’opera fosse particolarmente onerosa, il Comune poteva contribuire alla sua realizzazione: detto contributo veniva concesso a fronte di un controllo da parte dell’Ente Pubblico sulle tariffe praticate all’utenza (con la riforma del 2002, questa clausola è stata abrogata, per cui di fatto le tariffe sono libere).

Alla legge n. 415/1998 ha fatto seguito la legge 1º agosto 2002 n. 166 (cd. legge Merloni-quater), che ha ampliato il numero dei potenziali soggetti promotori (includendovi le Camere di commercio e le fondazioni bancarie ed ha abolito il limite temporale di durata della concessione.

Le novità introdotte dalla successiva legge 18 aprile 2005 (cd. Legge comunitaria 2004) riguardano sostanzialmente il contenuto dell'avviso pubblico che le Amministrazioni committenti sono tenute a pubblicare per indicare quali opere possono realizzarsi con capitali privati. Nel 2004, infatti, il legislatore nazionale ha dovuto adeguarsi alle osservazioni formulate dalla Commissione europea nella procedura d'infrazione n. 2001/2182, con cui si contestavano all'Italia alcune difformità della legislazione nazionale con quella comunitaria in materia di appalti pubblici.

Da ultimo, il Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n. 163 del 2006, in vigore dal 1º luglio 2006), ha riunito in un unico corpo le disposizioni sulla contrattazione pubblica e, negli articoli da 153 a 160 ha riscritto la disciplina nazionale del project financing, abrogando tutte le leggi precedenti. Tuttavia la sostanza della disciplina è rimasta pressoché identica.

La procedura di project financing
La normativa vigente sopra richiamata non fornisce una disciplina generale sul procedimento per effettuare l'operazione di project financing. Tale procedimento presenta delle peculiarità dovute al fatto che il project financing è uno strumento regolato essenzialmente dall'autonomia privata ma è finalizzato alla realizzazione di opere pubbliche.

L'individuazione delle varie fasi della procedura è frutto dell'opera di giuristi e della giurisprudenza soprattutto del Consiglio di Stato. In proposito, si segnalano, ex multis due pronunce, entrambe della V Sezione del Supremo Consesso amministrativo, che si occupano proprio dell'inquadramento giuridico dell'istituto in esame: una del 2004 ed un'altra del 2005.

La procedura di project financing prevede in sintesi tre fasi: progettazione, costruzione e gestione.

Fase preliminare
Le Amministrazioni (statali e non statali) devono pubblicare periodicamente, in occasione della programmazione triennale, un avviso che indichi quali opere pubbliche programmate sono realizzabili con capitali privati, in quanto suscettibili di gestione economica.

In questa fase, quindi, si evidenziano quali opere pubbliche potranno essere realizzate con risorse totalmente o parzialmente a carico dei promotori.
Entro il 30 giugno di ogni anno, i soggetti «promotori» presentano alle amministrazioni aggiudicatrici proposte relative alla realizzazione di lavori pubblici o di lavori di pubblica utilità inseriti nella programmazione triennale, ovvero negli strumenti di programmazione formalmente approvati dall’amministrazione aggiudicatrice sulla base della normativa vigente, tramite contratti di concessione.

L'Amministrazione ha poi quattro mesi di tempo per effettuare una valutazione di fattibilità della proposta, tenendo conto della qualità dell'opera, dei tempi di realizzazione, e delle tariffe che applicherà il soggetto aggiudicatario per la gestione dell'opera stessa; la legge prevede anche il potere dell'Amministrazione di concordare col promotore modifiche alla proposta, per mantenere l'equilibrio economico-finanziario della programmazione triennale.

Fase di gara
Una volta valutate le proposte pervenute e redatto il progetto definitivo, l'Amministrazione individua i soggetti competitori con il promotore attraverso una gara ad evidenza pubblica (normalmente trattasi di licitazione privata) per scegliere le due migliori offerte, ponendo a base d'asta il progetto presentato dal promotore ed esaminando tutte le offerte pervenute e comparandole con la proposta del promotore. Al termine di tale fase, l'Amministrazione intraprende una procedura negoziata tra il promotore e i due competitori risultati vincitori della gara; si giunge così alla scelta dell'aggiudicatario, secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Tuttavia, v'è da precisare che la legge n. 166/2002 ha riconosciuto in favore del soggetto promotore una sorta di diritto di prelazione sull'aggiudicazione della procedura: in pratica, se all'esito della procedura negoziata un soggetto competitore dovesse presentare un'offerta migliore di quella del promotore, quest'ultimo potrà sempre adeguare la propria proposta a quella (dell'altro soggetto) ritenuta più conveniente dall'Amministrazione, aggiudicandosi così in ogni caso il project financing.

Fase di costruzione e gestione
Il bando di gara per l’affidamento di una concessione per project financing deve prevedere la facoltà dell’aggiudicatario della concessione di costituire una società di progetto in forma di società per azioni o a responsabilità limitata, anche consortile. La società di progetto, al di fuori di meccanismi di approvazione o autorizzazione, diventa a tutti gli effetti concessionaria, subentrando nel rapporto di concessione dell’aggiudicatario. Questa è una importante anomalia rispetto al PF classico. Nel PF classico, la società di progetto non ha un bilancio proprio, ma il suo bilancio deriva solo dai propri costi e dai cash flow del progetto.

La durata della concessione deve remunerare la quota di capitale privato investita, dei canoni di concessione allo Stato, e di un'adeguata redditività.


La proprietà dell'opera pubblica
La proprietà dell'opera realizzata, di regola (ma non sempre) è dell'ente pubblico. La normativa in vigore prevede una separazione fra proprietà e gestione, ma la proprietà pubblica può essere successivamente privatizzata, in particolare attraverso la vendita allo stesso concessionario che già ne detiene la gestione.

Ogni anno, il privato paga un canone di concessione (in percentuale sul fatturato) al proprietario dell'opera.

Il tempo di concessione inizia a decorrere dalla data prevista nel progetto per la conclusione dei lavori. In caso di ritardi, si riduce il tempo di ripagamento (pay-back) dell'investimento e la probabilità di recupero dei costi e di ritorno economico. Ciò dovrebbe spingere il privato ad una stima plausibile di tempi e costi in fase progettuale (senza significativi ritocchi-moltiplicazioni successive) e a concludere poi i lavori nel rispetto degli oneri e delle scadenze calcolate.

Scaduta la concessione, l'ente pubblico può assumere la gestione diretta dell'opera o indire un'altra gara d'appalto per rinnovare la concessione, oppure trasferire la proprietà al concessionario.




Una breve nota personale per rendere l'idea di come si possono aggirare norme e regole usando una legalità esclusivamente formale.

Salerno La città conquistata
L’approvazione del Piano Urbanistico e le sue varianti ha sancito l’ultimo atto che determina lo scempio e l’aggressione al territorio .
Un nucleo politico dispone e pianifica la privatizazione di aree pubbliche. Amministratori predisposti e compiacenti eseguono gli atti burocratici usando una legalità formale La città vive uno stato di narcosi permanente supportata dai media informativi locali il cui ruolo è esplicato nella evidenzazione di diversivi informativi. Intere aree publiche privatizzate (la città spalmata
da project financing), lottizazioni delle colline (PUA-piani attuativi) e cementificazione selvaggia sono le linee guida di una lobby politico-affaristica che sovrasta la città e predispone i vari "attori".In una sintesi estrema l’azione imposta sottrae intere aree alla comunità salernitana (ed alla proprietà pubblica, con una graduale privatizzazione determinata dalle concessioni di lunga scadenza come avvenuto anche per il "Grand Hotel"), per consegnarla alla lobby speculativa politico-affaristica che dirige, gestisce ed impera ormai da anni. Praticamente le variegate “consorterie” mafiose predisposte, riunitesi in cartelli alle dipendenze di un nucleo politico direttivo si impossessano di aree pubbliche con il sostegno di incentivi. La privatizzazione pianificata.
Il disegno speculativo si rende evidente con la realizazione del “crescent” una struttura mastodontica assolutamente non proporzionale alla città una colata di cemento a pochi metri dal mare su suolo demaniale col benestare del piano urbanistico predisposto tutto determinato con una pianificazione decennale. Delle lottizazioni in parte definite con i piani attuativi PUA nessuno ne parla eppure toccano tutte le aree circostanti determinando le aree edificabili. la città Il popolo salernitano vive una narcosi permanente alimentata anche dall’informazione locale, di conseguenza la popolazione non esige alcuna spiegazione di come saranno gestite queste operazioni, dei soggetti coinvolti,delle modalità di accesso delle compatibilità ambientali dell’impegno di risorse economiche pubbliche e così via.Si percepisce che la pianificazione e la conseguente realizzazione del progetto “conquista della città” viene gestito da un nucleo politico-affaristico, amministrativo dirigenziale predisposto e da imprese edilizie costituitisi in cartelli che fanno riferimento al nucleo politico che “governa la città”. La città dovrebbe prendere consapevolezza che dietro ad ogni minima speculazione edilizia, al progetto di un porticciolo confluiscono molteplici interessi, denaro,banche,sindaci. incentivi pubblici regionali,nazionali ed europei e partiti protagonisti i cui nomi non compaiono mai sui cartelli affissi nei cantieri. In tutto questo attualmente esiste una destra apparentemente in opposizione ma che sicuramente con le molteplici e notevoli concentrazioni di interessi si otterrano convergenze politico-finanziare come dire la torta da spartirsi e congrua cè ne per tutti tranne per il popolo. E credetemi sulla parola tutto definito al di fuori delle sedi proprie Consigli comunali-regionali-provinciali si limitano all’approvazione di atti contestualmente disposti adottando un applicazione di legalità formale. La dissidenza viene perseguita con metodi mafiosi e furbizie illecite da un potere politico , amministrativo dominante che detiene i terminali istituzionali ed economici per cui controlla il flusso di denaro cittadino e decide la sorte di ogni singolo o famiglia.
In città niente o quasi e casuale tutto strategicamente pianificato finanche i movimenti di lotta diventano strumentali alla “causa” Lo stesso diritto agli spazi non si conquista più con la creatività alternativa ma con alleanze politiche promisque
compresi gli accadimenti criminosi ottimo diversivo usato dall’informazione locale.Non a caso l’informazione locale è ridotta ad un bollettino di crimini e di morte. La cattiva informazione-o l’informazione superficiale o distorta esplica un ruolo preciso nel profondere ignoranza politica nel popolo è un passaggio cruciale del controllo delle masse .L’ignoranza politica del popolo diventa funzionale al controllo ed i media informativi locali svolgono egregiamente l’azione diversiva supportando questo tipo di gestione deviando l’informazione ridotta ad un pilastro
strutturale di un sistema capitalista o politico mafioso dove prevale l’interesse economico. L’azione mediatica (tv-radio etc…) rileva il consenso ed in relazione a questo si definiscono le vari fasi pianificate precedentemente ed in molteplici casi il consenso viene forzato da accadimenti preconfezionati.
Luigi Donadio



Dal Pua al Crescent: Come nasce una cementificazione
ProgettoBohigas-----ProgettoBofill








Spenta la megalomane macchina propagandistica messa in piedi dal Sindaco per presentare il “suo” plastico, cerchiamo di capire davvero come stanno le cose in questa torbida vicenda dominata dal cemento che causerà un sicuro sfregio ambientale. Inevitabile partire facendo un passo indietro di tre anni.

ANNO 2006: inizia la madre di tutte le cementificazioni
Nel 2006, a fine anno, tra un “botto” e una coppa di champagne viene approvato il Puc (Piano Urbanistico Comunale), ex Piano Regolatore Generale: il progetto originale di Oriol Bohigas (incaricato di redigere il Prg), datato 1994, prevedeva per la zona di Santa Teresa anche verde e spiaggia. L’ultima versione del 2000, quella che il Comune ha inserito sul proprio sito come progetto preliminare, già è impattante ma meno rispetto al progetto di Bofill. La versione del 2000 prevedeva 2 stecche di edifici a 4 piani, ortogonali tra loro in modo da formare una piazza di 16.000 metri cubi. Bohigas aveva inoltre previsto una zona verde dove ora si trovano i platani secolari.
Comitato no crescent


Per Bofill e per l'amministrazione i 5 platani secolari possono anche crepare.

Con l’approvazione del Puc si stabilisce comunque che l’area in questione sarà destinata “prevalentemente a produttività e servizi”.

Santa Teresa viene identificata come Comparto Edificatorio CPS1, a sua volta diviso in 2 sub comparti. Il progetto di Bofill riguarda il Subcomparto 1.

Se il Puc da’ gli orientamenti generali, lo strumento amministrativo che stabilisce più precisamente cosa fare in questa zona è il Pua (piano urbanistico attuativo).

E vediamo cosa dice il Pua in ordine al Subcomparto 1: in primo luogo è prevista una Piazza Monumentale e un grande parcheggio pubblico interrato sotto la piazza. Inoltre 450 nuovi abitanti ed una superficie lorda di solaio, cioè superficie edificabile, pari a 25.723 mq (14 mila per le residenze, 8.500 per uffici, 2.500 per il commercio).


Questa superficie servirà a realizzare i quattro edifici previsti dal Pua sub1: Il Crescent + le torri T1e T2, solo per residenze private e negozi ai piani terra; la Torre T4 e la Torre T2 entrambe per “scopi direzionali”, e l’Edificio N (quello tra la stazione marittima e il Crescent) per “uffici”. La differenza tra “scopi direzionali” e “uffici” è tutta da ancora spiegare..... Insomma, si dettano le linee guida per una futura (massiccia)cementificazione. Il Consiglio Comunale approva: evviva, PIU’CEMENTO PER TUTTI.

ANNO 2007: Il benservito a Bohigàs, nasce il Fronte del mare
A gennaio il Comune di Salerno decide di cambiare cavallo: il tanto celebrato Bohigas, l’inventore della nuova Barcellona, oramai non va più bene.

L’amministrazione comunale affida un nuovo incarico di progettazione chiamato “Fronte del mare” che riguarda l’area di Santa Teresa e quella di Piazza della Concordia. Non bastava cementificarne una sola, meglio due.

Dal bando si esclude la richiesta di un progetto preliminare poiché c’è già quello di Bohigas per Santa Teresa ed uno redatto dai tecnici comunali per Piazza della Concordia. Il bando è basato su curricula e offerte economiche dei progettisti. Nessuna idea nuova per quell’area, le linee guida devono essere quelle del Pua. E cemento sia, amen.

Il sindaco costituisce una commissione formata dagli ingegneri comunali Criscuolo, Barletta e Di Lorenzo. Mentre i nostri analizzano i curricula e le offerte, la giunta comunale delibera nuovi “indirizzi per la redazione del Pua di Santa Teresa CPs 1”, individuando precisi elementi formali del progetto architettonico che dovrà avere “una grande piazza monumentale ad emiciclo non inferiore ai 30.000 mq “ (più grande di quella del Plebiscito a Napoli, non smetterà mai di ricordare il Sindaco), “avendo a sfondo un edificio retto da un portico non inferiore a 8 metri”.

Il Crescent sta nascendo (e un anno se ne va....). E chi meglio di Bofill? Lui di Crescent se ne intende....ne ha già fatti in altre parti del mondo, ma mai su una spiaggia? Mai!!! Infatti al progettista catalano e al gruppo italiano Lotti associati viene affidato l’incarico il primo giugno del 2007. Insomma a fine anno il Consiglio Comunale “delle belle addomentate” si sveglia di colpo e approva il progetto, senza aver visto nessun plastico e, cosa ancor più grave, senza i rendering.

I Rendering non sono una squadre di basket. Sono i foto inserimenti, obbligatori per legge, da più angolature e punti di vista dell’impatto che il mastodontico progetto avrà sull’area circostante, ovvero sulla zona di santa Teresa e sul retrostante centro antico.


Dicono NO soltanto tre consiglieri comunali. Per tutti gli altri W il Re, pardon, il sindaco “architetto”.


ANNO 2008: l’anno della nebbia

Una volta incassata l’approvazione del Consiglio Comunale il progetto Fronte del Mare si inabissa in una fitta nebbia. Il motivo è presto spiegato: bisogna chiedere l’autorizzazione alla Soprintendenza per realizzare questo mastodontico progetto che qualche problemuccio di impatto ambientale potrebbe certo avere. La zona è paesaggisticamente vincolata!

Il 18-02-2008 il Comune di Salerno inizia a muoversi: chiede l’autorizzazione ai fini della tutela paesaggistica per la realizzazione del Pua Sub 1, (Piano Urbanistico attuativo) alla Soprintendenza di Salerno. In precedenza la commissione edilizia del comune aveva dato parere favorevole (“la proposta in esame è assolutamente da condividere…”), non c’erano dubbi.......

Il 15-04-2008 la Soprintendenza, circa due mesi dopo, e a tre giorni dalla scadenza dei termini, chiede al Comune un’integrazione degli atti del Pua. In particolar modo la Soprintendenza evidenzia la mancanza di foto inserimenti. I famosi rendering. A scrivere è l’arch. Giovanni Villani, responsabile del procedimento.

Il 28-04-2008, due settimane dopo dal Comune arriva un solo foto inserimento, si tratta di una visione dall’alto, per piloti d’aereo, del complesso inserito nel contesto di Santa Teresa.


Basterà? Per il momento sembra di sì.

Il 23-06-2008 (ma protocollata al comune il 17-07-08), la Soprintendenza fa richiesta di sospensione dell’iter del procedimento per inviare poi il progetto al Comitato Tecnico Scientifico dei Beni Culturali vista la grande rilevanza che l’intervento presenta sotto il profilo dell’impatto ambientale e paesaggistico. A scrivere sono l’architetto Giovanni Villani ed il Soprintendente Anna Maria Affanni. Ma intanto i giorni passano.

Da notare che il parere del Comitato Tecnico Scientifico è solo consultivo.

Il 14-07-2008, passato circa un mese, il Pua viene trasmesso al Comitato Tecnico Scientifico.

Il 09-09-2008, l’amministrazione comunale prende atto che, alla scadenza dei termini, la Soprintendenza non ha annullato l’autorizzazione comunale per la realizzazione del Pua Cps Sub 1 e pertanto procede spedita per la sua strada.

10-12-2008: il Comune di Salerno, trasmette per nuova autorizzazione alla Soprintendenza il progetto definitivo architettonico di “Piazza Santa Teresa”, quello realizzato da Bofill.

(Da notare il parere della commissione ambiente del comune che nel frattempo si è ricordata della presenza di 5 platani centenari nell’area dove nascerà il futuro Crescent ed afferma “di valutare la possibilità di reimpiantare i platani esistenti”, cosa di fatto impossibile)

La parola “Piazza della Libertà”, tanto per intenderci, non viene mai menzionata nel progetto stesso di Boffil come nel Pua. Tra i dati trasmessi anche l’elenco elaborati. (Questo particolare vi tornerà utile più in avanti).


ANNO 2009: squilli di trombe, ecco il Crescent. La soprintendenza resta in silenzio

Il 03-02-2009 arriva una notizia inattesa dal comune. Si apre male il nuovo anno per il progetto di Bofill. Mentre la macchina organizzativa della pubblica amministrazione mette in piedi la presentazione del plastico della “piazza” in stile Formula Uno (una cafonata senza precedenti) la Soprintendenza chiede un’ulteriore integrazione degli elaborati e torna a battere il chiodo sulla solita questione dei foto inserimenti. E nella richiesta esprime chiaramente cosa serve:

“Simulazioni fotografiche dell’intervento “a livello mare” possibilmente da più punti di vista. Tali simulazioni, fra l’altro già richieste per le vie brevi a codesta amministrazione, non risultano a tutt’oggi pervenute".

Concludendo:

"Si invita comunque l’Amm.ne Comunale a voler rivedere tutti i fotoinserimenti; questi dovranno comprendere anche le vedute complessive dell’ambito cittadino interessato all’intervento”, tanto scrive il buon Villani, responsabile del procedimento.

Il 16-02-2009: due settimane dopo arrivano dal comune 7 elaborazioni grafiche, che tutto sono tranne che foto inserimenti. Si tratta di 7 foto del tanto osannato plastico del Crescent, decontestualizzate rispetto all’area di Santa Teresa e dei palazzi che su essa già esistono. Non certo quello che la Soprintendenza aveva richiesto.

Ma il 02-03-2009 il Comune puo’ cantare vittoria, almeno per ora. La buona notizia arriva dalla Soprintendenza. L’ente di salvaguardia (!?!)scrive che premesse le sue perplessità sul progetto, perplessità che avevano spinto a chiedere un parere al Comitato Tecnico Scientifico (del quale parere si è persa traccia), non ci sono gli estremi per l’annullamento del provvedimento. La nota è a firma del solito Villani e del nuovo Soprintendente Giuseppe Zampino

Insomma un progetto mastodontico di questa portata passa grazie al silenzio assenso dell’ente preposto al controllo. Lo stesso ente che non ha mai potuto esaminare i foto inserimenti (rendering) che la legge ritiene obbligatori poiché mai prodotti dall’amministrazione comunale.


Crescent l'Ecomostro






I tentacoli sulla città
Video: Project financing in atto nella città di Salerno gestiti dall'Amministrazione Comunale piu propriamente dal gruppo politico-affaristico che "governa". In sintesi intere aree pubbliche avviate verso un graduale privatizzazione. La città spalmata da progetti finanza in visione solo alcuni...Video Autoprodotto
I tentacoli sulla Città





Come indicatore si evidenzia l'alta percentuale di cementificazione della città di Napoli che la pone al primo posto.
Clikka sul grafico per una visione leggibile














Elenco progetti finanza in atto in data 2005:

Comune Salerno, via Roma n.1, tel.089/662302, fax 089/662549,
affida attraverso project financing ex art.37-bis ss. L.109/94 ss.mm.ii.,
seguenti interventi Programma Triennale OO.PP. 2005-2007 Comune
Salerno:
1-Parcheggio via Belvedere (area giardini);
2-Sistemazione piazza e parcheggi Piazza Cavour;
3-Sistemazione piazza e parcheggi piazza Amendola;
4-Riqualificazione urbana piazza Vittorio Veneto. Sistemazione piazza e

parcheggi e zone adiacenti;
5-Ristrutturazione Stadio Vestuti;
6-Struttura polifunzionale Parco Mercatello;
7-Centro attrezzato edilizia scolastica-Mariconda;
8-Parcheggio via De Renzi (Chiesa S.Anna);
9-Parcheggio via De Renzi (ex Umberto I);
10-Parco ex Cava D’Agostino;
11-Copertura tangenziale Sala Abbagnano;
12-Parcheggio pluripiano via Fornari;

13-Sistemazione piazza e parcheggi piazza Mazzini;
14-Infrastrutture e sistemazione area via Vinciprova;
15-Sistemazione piazza, parcheggi e strutture commerciali area La
Carnale;
16-Sistemazione piazza e parcheggi via Robertelli;
17-Area ex Ferrovie Stato Lung.Marconi–Sistemazione a verde e
parcheggi;
2
18-Sistemazione piazza e parcheggi via Risorgimento;

19-A.A.P.U. Santa Teresa;
20-Ristrutturazione ex Carceri;
21-Riutilizzo area ex Cementificio.Fabbricati,parcheggi interrati
pluripiano, attrezzature pubbliche e commerciali, sistemazione area;
22-Parcheggio pubblico interrato accesso via Torrione e via Michelangelo
Testa. Resta fermo quanto stabilito nella delibera di C.C. n.5/’05. I
“Promotori” presentano, entro 30/06/2005, proposta completa per
ciascun intervento sopra indicato. Sono promotori soggetti ex art.37-
bis,c.2,L.109/94 ss.mm.ii ed art.99 D.P.R. 554/99.
Promotori proveranno aver partecipato in modo significativo
realizzazione interventi natura e importo almeno pari a quello oggetto
proposta e possesso,anche associando e/o consorziando altri soggetti,
requisiti art.98 d.P.R.554/99 s.m.i.Se R.T.I. requisiti cui sopra devono
essere posseduti capogruppo, mandanti o consorziate a norma legge.

Partecipanti Consorzio o R.T.I. non potranno partecipare anche titolo
individuale.Proponente indicherà configurazione prevista per società di
progetto ex art.37-quinquies L.109/94 ss.mm.ii. facoltativa costituzione.
Promotori presenteranno con proposta,pena inammissibilità,seguenti atti e
documenti:
-Studio inquadramento territoriale ed ambientale;
-Studio fattibilità,applicando,per quanto compatibile,l’art.14,c.2,L.109/94
ss.mm.ii.;
-Progetto preliminare disposizioni legge vigenti;
-Bozza di convenzione ;
3
-Piano economico-finanziario da asseverarsi soggetti indicati nell’art.37-bis
L.109/94 ss.mm.ii.;
-Adeguata illustrazione e specificazione caratteristiche reali
zzazione lavori
oggetto presente avviso;
-Specificazione elementi formanti criteri aggiudicazione concessione,ordine
decrescente ed indicazione punteggio minimo e massimo attribuibile a
ciascun parametro, ed in ogni caso, almeno parametri art.21, c.2, L. 109/’94;
- Accettazione incondizionata corresponsione tutti i costi sostenuti Comune
Salerno, tra i quali,in via esemplificativa e non tassativa,costo advisor e
consulenze legali, tecniche ed economiche inerenti ogni fase procedura,
nomina ed attività commissioni per valutazione proposte per aggiudicare
concessione (compresa doppia gara art.37-quater), per l’attività espletata dal
R.U.P. ed uffici competenti,per spese pubblicazione presente avviso e tutti i
successivi. Obbligo automaticamente trasferito al concessionario-

aggiudicatario se diverso dal promotore;
- Importo(soggetto all’accettazione Comune)spese sostenute per
predisposizione proposta (massimo:2,5 % valore dell’investimento, come
desumibile piano economico-finanziario), comprensivo diritti sulle opere
ingegno ex art.2578c.c..Ciascuna proposta dovrà pervenire,pena
inammissiblità,in corrispondente singolo plico chiuso e sigillato con
ceralacca,controfirmato lembi chiusura,al Comune di Salerno–Archivio
Generale,entro e non oltre ore 12,00 giorno 30/06/2005 con l’indicazione
all’esterno ciascuna busta dicitura: “Proposta ex art. 37-bis L.109/94
s.m.i. per la realizzazione del seguente intervento:(indicare titolo del

singolo intervento)”. Il proponente può produrre una proposta per ogni
4
intervento. Recapito plico è a rischio esclusivo del mittente,ove non giunga
in tempo utile. L’apertura e valutazione proposte entro 4 mesi ricezione,
da apposita commissione precedentemente nominata che eseguirà
valutazione comparativa sulla base dei seguenti criteri elencati secondo
importanza:
1. urbanistico, ambientale, qualità progettuale, funzionalità e fruibilità

dell’opera;
2. costo di gestione e di manutenzione, durata della concessione, tempi
di ultimazione dei lavori;
3. tariffe da applicare, metodologia di aggiornamento delle stesse, valore
economico e finanziario del piano ed assenza di elementi ostativi alla
realizzazione della proposta . Presentazione proposta non vincola il
Comune che potrà decidere realizzare diversamente l’intervento
proposto,come nel caso che nessuna proposta sia ritenuta idonea

a
ll’esito valutazione eventualmente comparativa in caso pluralità
proposte. Prevista prelazione in favore promotore che adegui propria
proposta alle migliori offerte prodotte dai soggetti indicati dall’art.37
quater, comma 1, lett.b) Legge 109/’94. Il Comune si riserva:
-non procedere all’operazione finanza di progetto per qualsiasi motivo e/o
sopravvenuta ragione interesse pubblico;
-apportare e/o richiedere modifiche alla proposta che risulti,in esito alla
comparazione effettuata,quella più rispondente agli interessi dell’Ente;
-adottare eventuali varianti strumenti urbanistici vigenti e piani settore
nonché procedere direttamente o indirettamente eventuali atti
espropriazione ove richiesti.Elementi cartografici e normativi visionabili
e richiedibili in copia presso Settore Opere e Lavori Pubblici. Inviato
Gazzetta dell’U.E. in data 21.04.2005. R.U.P. I

Riferimento: http://www.comune.salerno.it/allegati/503.pdf

In aggiunta contestualmente la relativa informazione quantomeno riduttiva costretta a poche righe tutt’altro che esplicativa vista la notevole concentrazione di interessi:
Il Nuovo Porto in località Stadio Arechi
Un'Ati per il porto Marina d'Arechi:Sarà l'associazione temporanea d'imprese "Marina d'Arechi" a realizzare il nuovo porto turistico di Salerno. La gara d'appalto indetta dall'amministrazione comunale non ha visto arrivare offerte migliori rispetto a quella formulata dall'attuale aggiudicataria per cui si è deciso di affidare alla costituenda Ati i lavori di progettazione, realizzazione e gestione dell'opera. Nelle intenzioni dei vertici politici locali lo scalo marittimo dovrà diventare il nuovo grande polo turistico della città di Salerno.
Il progetto definitivo non si discosta molto da quello attuale, che verrà realizzato dall'Ati "Marina di Arechi" in project financing. L'investimento complessivo supera i 44 milioni di euro. Oltre allo scalo vero e proprio dovranno essere realizzate delle infrastrutture di supporto. Il punto principale del progetto riguarda la creazione di mille nuovi posti barca che andranno ad incrementare in maniera esponenziale la presenza di diportisti privati in cerca di un approdo per poi muoversi sia in Costiera Amalfitana che nelle altre aree della provincia di Salerno. Il porto sorgerà nell'area antistante lo stadio di via Allende ed occuperà uno superficie di 220mila metri quadri: già prevista la realizzazione di un distributore di carburante, di servizi per riparazioni e piccola manutenzione, servizi commerciali di pertinenza, parcheggi, officine, ristoranti, uffici, servizi di prima assistenza sanitaria. Nei prossimi mesi, oltre ai lavori di costruzione dello scalo, inizieranno anche le operazioni per riqualificare l'intera area circostant e, dove verranno sistemate discoteche e locali che insieme alle altre attività trasformeranno la zona in una vera e propria cittadella del turismo. I tempi di realizzazione stimati sono di circa 35 mesi per cui è possibile ipotizzare che a partire dall'estate del 2011 Salerno avrà il suo nuovo porto turistico. Per quella data dovrebbe essere già entrato in funzione a pieno regime anche l'aeroporto, col quale verranno realizzati degli specifici collegamenti. I parametri fissati dal bando erano serratissimi per cui la concessione dell'appalto all'Ati "Marina di Arechi" è ancora provvisoria in quanto vanno ancora completate alcune procedure. Il recupero dell'investimento avverrà mediante la gestione dell'opera, la cui durata è stabilita in trentacinque anni. Con le sole tariffe stabilite per consentire l'attracco e la sosta delle imbarcazioni private i quaranta milioni della relizzazione dell'opera potranno essere ammortizzati nel giro di pochi anni.

Links di riferimento:
http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=528961&KeyW=COSTITUENDA


REGIONE CAMPANIA ←-------Riferimento normativa
DISEGNO DI LEGGE REGIONALE
DISCIPLINA DEI LAVORI PUBBLICI,
DEI SERVIZI E DELLE FORNITURE IN CAMPANIA

http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=422013&KeyW=LEGIFERARE

Project Financing Copertura del mercato di Via Robertelli e realizzazione di parcheggi pubblici (scadenza ore 12,00 del 26 marzo 2009)
http://www.infopieffe.it/writable/notizieRassegna/Pf_191107_salerno.PDF

Porto turistico litorale pastena http://www.infopieffe.it/writable/notizieRassegna/pf_031208-porto.pdf


Salerno, lavori per 200 mln (04/05/2005)
Il comune di Salerno sceglie il project financing per avviare una serie di opere pubbliche per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro. Tra le opere che si avvieranno con il project financing figurano diversi parcheggi per circa 50 milioni di euro, il riutilizzo dell'area ex cementificio mediante realizzazione di silos pluripiano e servizi per circa 21,5 milioni di euro, sistemazione di piazza Mazzini con relativo parcheggio (7,7 milioni), riqualificazione urbana dell'area di Vittorio Veneto (20,4 milioni).

Alcuni articoli pubblicati da esperti tra cui un ex Assessore all'Urbanistica forse una delle poche voci critiche e praticamente isolato dal contesto politico.L'isolamento è una delle pratiche in uso.
IL CRESCENT?: SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE»
di FAUSTO MARTINO *
(dal Corriere del Mezzogiorno di sabato 28 marzo 2009)
Nella liturgia di presentazione del Plastico della Libertà, officiata con gli onori che i mecenati del passato non tributarono alle opere di Michelangelo e Bernini, oltre al modello, è stato esibito un impacciato Bofill, prodigo di elogi, com’era scontato, per il suo mandante. Dopo il vernissage, il plastico è stato esposto nell’ex cinema Capitol, perché anche il popolo minuto potesse partecipare all’evento del secolo, discuterne e gioirne. O disperarsene. Messa così, sembra il massimo della democrazia. Si potrebbe obiettare che la giuria del concorso vinto dal Bofill era composta solo da tre dirigenti del comune, senza uno straccio di architetto, e che il progetto è stato svelato solo a cose fatte, cioè dopo la sua approvazione. Ma andiamo, non è il caso di cavillare, mica bisognava scegliere un’opera di architettura e, poi, come diceva Enzo Biagi, «il bello della democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare». Prove di democrazia a parte, a cosa servirà metterci tutti a discutere di una cosa già decisa, per la cui realizzazione il Nostro è disposto a tutto, anche a farsi sparare? E se ci fossimo sbagliati? Se, alla fine, scoprissimo che la storia del Crescent, con la sua pertinenziale Piazza della Libertà, è soprattutto uno specchietto per allodole, una grande bufala cementizia? Se, insomma - per dirla con Travaglio - fosse proprio una formidabile arma di distrazione di massa? Non sarebbe la prima volta. Ricordate quando sembrava prendere forza l’idea di riconvertire ad usi turistici il porto commerciale? Anche lì, messo alle strette, il Nostro sfoderò un’arma segreta, anche quella munita di plastico, anche quella esibita con squilli di trombe e rullio di tamburi: il porto isola, l’isola che non c’è, da costruire, nuova di zecca, al largo della costa di Paestum, per poi - molto poi - cambiare la destinazione del bacino portuale. Abboccammo: le discussioni si sprecarono e fu centrato l’obiettivo di mettere la sordina a quanti chiedevano che, almeno, si analizzassero i costi ed i benefici di un pur possibile diverso utilizzo del porto. E, allora, è il caso di andare a guardare cosa sta accadendo all’ombra del Crescent. Inceneritore a parte, i più ignorano che stanno arrivando i Pua, i piani attuativi, le vecchie «care» lucrose lottizzazioni di una volta! Sono dappertutto: dal Masso della Signora al laghetto di Brignano, alla zona orientale, all’Arechi, a Fuorni. E, dappertutto, alimenteranno la crescita deforme della periferia. Palazzoni, brandelli di edificato in forma di pseudo parchi, addizioni nauseabonde che non diventeranno mai città, ma che gonfieranno le tasche di nuovi e vecchi speculatori. Per non parlare del megaprogetto «Salerno Porta Ovest», anche quello ricco di viadotti e cemento, anche quello fortemente modificativo dei tratti identitari di Salerno, anche quello sdoganato da un gruppetto di supporter strategicamente arruolati nella macchina politico- amministrativa. Poco importa. Tutti a discutere del Crescent, della P.d.l. (acronimo inquietante), di dove mettere le ceneri del primo cittadino e di altre menate. E, intanto, «avanti tutta» con le betoniere.

• Ex assessore all’Urbanistica del Comune di Salerno


La furbizia delle grandi firme
di Fausto Martino*, architetto
All’indomani di Tangentopoli la città si apprestò a rivedere le proprie politiche urbanistiche. Ma le attese suscitate anche dalla regia dell’urbanista Oriol Bohigas sono andate presto deluse. La grande rendita fondiaria è tornata a imporre i suoi interessi, con il paravento delle archistar.

Il Crescent, la gigantesca muraglia che il sindaco di Salerno – complice l’archistar Ricardo Bofill – minaccia di costruire sulla storica spiaggia di Santa Teresa, è solo il “progetto simbolo” del sacco edilizio in atto nella città, il più feroce di tutti i tempi. L’aggressione è sistematica, militare, condotta con metodo spietato. All’ombra del Crescent è stata avviata in periferia la costruzione di enormi quartieri popolari, pseudoparchi nauseabondi si affacciano già dalle colline, la campagna è ormai costellata da una miriade di falsi fabbricati rurali. E, poi, fabbriche dismesse in attesa di essere trasformate in supermercati, inceneritore e centrale turbogas spudoratamente evocati dal primo cittadino… di tutto di più, purché si movimenti denaro, purché si metta all’incasso la rendita fondiaria.

Le buone intenzioni di Bohigas

Nessuno avrebbe immaginato che la stagione urbanistica, cominciata all’indomani di Tangentopoli con la voglia di voltare pagina, avrebbe avuto questo funesto epilogo.

Eravamo nel ’94 e Oriol Bohigas – incaricato della redazione del nuovo piano regolatore – aveva appena presentato il “documento programmatico” che avrebbe dovuto guidare il rinnovamento della città.

Convinto assertore della obsolescenza del “vecchio” modo di pianificare, Bohigas aveva chiesto e ottenuto di “costruire” il Prg su un’armatura di progetti urbani che – elementi di coerenza tra singola opera e piano regolatore – avrebbero consentito di promuovere, da subito, la riqualificazione della città con le più urgenti opere pubbliche.

Ricostruzione invece che espansione, grande attenzione allo spazio collettivo inteso come elemento generatore di una nuova qualità urbana, recupero del centro storico e riqualificazione delle periferie, edilizia economica non più concentrata in quartieri ghetto ma diffusa in tutta la città e, infine, abbattimento – con finalità sociali – della rendita fondiaria. Queste le parole d’ordine del “documento programmatico”, condivise dal Consiglio comunale dell’epoca e, apparentemente, dal neo sindaco progressista, Vincenzo De Luca, desideroso di prendere la distanze dalla classe politica della Prima Repubblica, di cui pure aveva fatto parte.

Cominciò così una stagione densa di interventi, per lo più finanziati dalle cospicue risorse pubbliche non utilizzate, anni prima convogliate a Salerno dall’allora ministro per le Aree urbane Carmelo Conte.

La definizione delle opere più importanti fu affidata a concorsi di livello internazionale, tutti coordinati da Oriol Bohigas. Tra queste, gli Uffici giudiziari di David Chipperfield, la Stazione Marittima di Zaha Hadid e il Palazzetto dello Sport di Tobia Scarpa rappresentavano altrettanti elementi distintivi della stagione urbanistica che concorse ad affermare la positiva immagine, interamente capitalizzata dal sindaco, di un nuovo modo di amministrare.

Il self service dell’urbanistica

Nel 2001, dopo due mandati amministrativi, De Luca, candidato alla Camera, si dimise. Forte del consenso acquisito, fu eletto deputato e collocò sullo scranno di sindaco il suo segretario, continuando così, per interposta persona, ad amministrare la città.

Separato il potere dalle responsabilità connesse al suo esercizio, De Luca gettò la maschera e divenne il regista – neanche tanto occulto – di una serie di iniziative edificatorie, da promuovere in variante urbanistica, attraverso la disciplina derogatoria del D.P.R. 447/1998, il cosiddetto, temibile “Sportello Unico”.

Nel frattempo, l’ignaro Bohigas continuava a lavorare al Prg. Un piano complesso che, con onestà, tentava di promuovere la riqualificazione della città, anche facendo quadrare i conti dell’enorme fabbisogno di standard (oltre 2 milioni di metri quadrati), seppure in una regione ancora priva, allora, di una moderna legge di governo del territorio.

Il piano fu consegnato il 30 aprile del 2003. All’epoca assessore all’urbanistica, tentai, senza riuscirci, di ottenerne la rapida adozione, anche per scongiurare i disastri della deregulation dovuta alla scadenza dei vincoli a contenuto espropriativo ed arginare le pressioni della speculazione fondiaria.

Non fu possibile. L’ormai onorevole De Luca, avvalendosi del controllo totale che aveva sulla maggioranza e sul sindaco – pose il proprio veto: il piano non doveva essere adottato, altrimenti lo “Sportello Unico” non avrebbe potuto – avvalendosi della vacatio di regole – continuare a scaricare su suoli privati le enormi rendite parassitarie derivanti dalle varianti urbanistiche.

Mi dimisi. La macchina comunale, completamente asservita all’ex sindaco, pasticciò col Prg per due anni, sovvertendone completamente la filosofia. E mentre il piano veniva adeguato ai desiderata della grande proprietà immobiliare salernitana, si continuavano a varare, con procedure di urgenza, piccole e grandi varianti urbanistiche a domanda individuale, in alcuni casi raddoppiando l’indice di edificabilità già previsto. Ben oltre i sogni di qualunque palazzinaro e molto prima del berlusconiano piano-casa, a Salerno si sperimentava già il self-service dell’urbanistica.

Le “correzioni” introdotte nel piano del 2003 cancellarono perfino le scelte eticamente più qualificanti, come quella, fortemente voluta da Bohigas di non costruire mai più quartieri popolari ma di inserire, in ogni nuovo intervento un’aliquota di edilizia sociale. Per quanto progressista e già ampiamente collaudata in Spagna, l’ipotesi non era però gradita ai costruttori, che temevano l’abbattimento dei valori immobiliari delle proprie speculazioni.

Il Prg, riveduto, accolse pressoché tutte le istanze della proprietà fondiaria: si incrementarono fortemente le volumetrie di riconversione, per fini residenziali, delle fabbriche dismesse e da dismettere; si consentì di costruire sulle colline dilatando i limiti della zona urbana, si eliminò la previsione di realizzare la nuova Questura per favorire un intervento fortemente speculativo, scomparvero le residenze universitarie, aumentò fortemente – senza dichiararlo – lo stesso dimensionamento del piano.

A nulla valsero le osservazioni avanzate dalle associazioni ambientaliste. Il Prg, divenuto Puc (Piano urbanistico comunale) in omaggio alla nuova legge regionale della Campania, fu pubblicato ad agosto 2005 ed approvato in quattro e quattr’otto da Provincia e Regione, per evidenti ragioni di equilibrio politico.

Nel 2006 De Luca tornò a svolgere palesemente la funzione di sindaco. Quanto accade ora – Crescent e pertinenziale Piazza della Libertà compresi – è esattamente la conseguenza di un piano preordinato a massimizzare la rendita fondiaria, continuamente “aggiustato” perché fosse sempre più congruente alle istanze della speculazione edilizia. La stessa scelta di chiamare vere e presunte “archistar” a sdoganare progetti altrimenti indigeribili, risponde alla logica di costruire un consenso – inconsapevole e drogato – con testimonial d’eccellenza per millantare una inverosimile “Salerno grandi firme”.

Quando l’opinione pubblica prenderà coscienza del disastro, sarà troppo tardi.

*(L’Autore è stato, dal 1993 al 2003, assessore all’Urbanistica del Comune di Salerno. Ha determinato la compiuta redazione del Prg collaborando con Oriol Bohigas. Nel 2003 si è dimesso in forte polemica con il sindaco per difendere il Prg dalle ingerenze esterne. Oggi è funzionario della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Salerno e Avellino)
Articolo originale


*Direttore Dipartimento Progettazione Architettonica Università di Napoli
I numeri rendono altre perplessità se si fanno altri conti, da agente immobiliare stavolta. Un’area edificabile di solito, sul mercato, possiede il valore del 25% di quello dell’immobile. Nel caso del crescent un valore di 100 appartamenti, ovvero oltre 100 milioni di euro. Come mai il sindaco De Luca è riuscito ad acquisire l’area, da affidare ad un privato che produrrà oltre 500 milioni di euro, per soli 10 milioni di euro, mentre la stessa amministrazione ha valutato quella del Jolly, ben più piccola, 15 milioni di euro? Le domande sarebbero ancora molte. Per esempio: che dice il ministro Carfagna dello stalking di De Luca nei confronti dell’area delle chiancarelle, della distrazione del soprintendente Villani che neppure pare abbia offerto il parere dovuto, di quella di Tremonti che cede un’area demaniale marittima, per legge inalienabile, al di sotto di un prezzo di svendita? Ed ancora altre ve ne sarebbero, per cui, a che vale dibattere su un bel (si fa per dire) plastico se non molto si conosce di quanto rappresenta? Mi auguro comunque, in linea con De Silva che, proprio attraverso gli organi di informazione, altre notizie più certe possano essere assunte e sottoposte alla discussione.


Vicende analoghe ed in molti casi gli "Attori sono gli stessi"
Savona nel 2006

Cementopoli Ligure
Lo scempio ligure in un'inchiesta di MicroMega
. Links all'articolo completo:
Cementopoli ligure


Liguria, l’Unione fa il cemento
Data di pubblicazione: 09.04.2007
Autore: Preve, Marco; Sansa, Ferruccio

Migliaia di metri cubi di cemento rischiano di riscrivere il panorama della regione governata dal centrosinistra. Una storia che dimostra quale sia il vero partito trasversale: quello degli affari. Da Micromega, 5/2006 (g.p.)
Links agli articoli completi:



Cemento sulla Liguria, tre milioni di metri cubi
Green Block
Links all'articolo completo:

Liguria-Achitettura e potere
Links all'articolo completo:



Cemento e Fiorani in terra di liguria [dal manifesto]
Links all'articolo completo
Quando il cemento è targato centrosinistra



Il sacco di Palermo [video]
1959-1963: Ecco come Salvo Lima, sindaco di Palermo, e Vito Ciancimino, assessore ai lavori pubblici, sventrarono il centro storico di Palermo, abbattendo le palazzine liberty e sostituendole con enormi casermoni.
Le Foto forse rendono piu evidente lo scempio compiuto
Links: Il famosissimo "sacco" degli anni 70




Modello Caserta-Cemento animato
Video interessantissimo




Le mani sulla città estratti
Tratto dal Film "Le Mani Sulla Città", regia di Francesco Rosi, 1963.
nel film si rende evidente la realtà sociale e ambientale che producono determinati atteggiamenti della “politica”. In tempi e modalità diverse ma con identici contenuti appare la versione attuale del panorama politico campano.Consigliamo di visionare il film





Le colline sono in fiore
Ripropongo un video realizzato nel 2006-2007 in cui viene evidenziata la collina di Giovi un area molto vasta resa edificabile dal Piano urbanistico. Tutto prosegue come da previsione.
Salerno: Le colline sono in fiore

SAlerno terra di conquista
La pianificazione urbana è stata definita in prevalenza da lobby di potere con interessi specifici avvalendosi di un consenso narcotizzato.
L'attività dell'Associazione "Laboratorio di Sperimentazione Sociale" ha inizio circa cinque anni fa proponendosi un azione di denuncia pubblica in seguito ad un video monitoraggio del territorio evidenziando l'aggressione selvaggia di cemento che si consuma sulle colline circostanti al quartiere. Pertanto si tenta di rendere pubblico con un filmato autoprodotto finalizzato a dare visibilità ed entità all'azione indiscriminata in atto provocando preoccupazione ad interessi sensibili.
L'azione inizialmente finalizzata ad evidenziare il progressivo sviluppo delle zone circostanti che relegavano con un automatismo pianificato il quartiere in un ghetto. Praticamente la percezione era che si stavano consumando infime politiche obsolete e reiterate che tradotte
definire una zona ghetto-consumare i propri interessi a basso prezzo-ripulire la zona - i profitti schizzano. Intanto il lavoro verteva su ricerche approfondite, partecipazione alle riunioni consiliari monitoraggio delibere di giunta la tesi iniziale si avvalorava in relazione a specifici avvenimenti istituzionali che determinarono la realizzazione del video e la pubblica visione ed innestarono il meccanismo persecutivo subito con la definizione di due sgomberi strutturali.




Filmografia

I Cento Passi (Peppino Impastato)



Links di riferimento
NB: neanche il fastidio di inventarsi qualkosa di nuovo



Postal_m@rket - MAFIA Spa

Con un "fatturato" di 130 miliardi di euro l'anno Mafia S.p.a. è l'unica "azienda italiana" che non paga la crisi. Il 50% dei suoi utili proviene esclusivamente dal traffico di cocaina e altre droghe. Il network Torino Sistema Solare, in collaborazione con Libera, con questo videoclip intitolato "Mafia S.p.a.", descrive il macromeccanismo innescato dall'acquisto di un grammo di cocaina.







n(A)rchia fino alla morte